Giochiamo con il nostro nome: anagrammi e giochi di parole

L’interesse per la questione “nome di Battesimo” mi ha stimolato questo post, per invitare ad un lavoro profondo sul proprio nome, interessante e suggestivo. Prima di procedere qualche premessa è d’obbligo. Vi racconto qualcosa in più di Jodorowsky

Ne “La danza della realtà”, l’opera più rivelatrice e ipnotizzante di Jodorowsky, una sorta di autobiografia romanzata, l’Autore si interroga sul “perchè” è sempre stato affascinato dai Tarocchi: <<E’ forse una casualità se il mio buon maestro della scuola pubblica si chiamava Toro? Fra “Toro” e “tarot” – tarocchi – esiste una similitudine evidente. Lui mi insegnò a leggere con un metodo del tutto personale: mi mostrò un mazzo di carte su ciascuna delle quali era stampata una lettera. Mi chiese di mescolarle, prenderne qualcuna a caso e cercare di formare delle parole. la prima parola che uscì – non avevo ancora compiuto 4 anni – era OJO, occhio. Quando la pronunciai ad alta voce, fu come se qualcosa mi esplodesse all’improvviso nel cervello, e imparai a leggere così di colpo. Il Signor Toro, con un gran sorriso disegnato sul volto brunito, si congratulò con me: “Non mi meraviglio che tu impari così in fretta, perché in mezzo al nome hai un occhio d’oro”. E dispose le carte in questo modo: “alejandr OJO D ORO wsky”. Quel momento mi segnò per sempre>> (Jodorowsky, La danza della realtà).

E poi ancora in Metagenealogia: <<Per facilitare la coesione tra i quattro fratelli, ho sviluppato in loro la sensazione di far parte di un clan sacro, esaltando il loro cognome. Gli feci vedere che in “Jodorowsky” brilla come un diamante la sillaba DO, che in giapponese significa “la via, il cammino”. Inoltre, sempre usando la lingua giapponese, spiegai loro che il DOJO è la sala riservata agli esercizi spirituali e alle arti marziali. JODO è la dottrina della Terra Pura, che consiglia come meditazione principale di dimenticare il proprio nome per recitare con sincerità e fede profonda, senza interruzioni, il nome di Buddha. 

Ky, trasformato in CHI, significa “conoscenza e saggezza”. In certe scuole shintoiste che attribuiscono significati esoterici ai colori, il giallo, ki, ricordando i raggi del sole, è il simbolo del centro, dell’unità, del Creatore. SKY in inglese significa “cielo”. (…)

JOD è la decima lettera dell’alfabeto ebraico. Il 10 (numero che si ottiene sommando le lettere del nostro cognome) porta a compimento il ritorno all’unità: 1 + 0 = 1. (….).

Sia in arabo che in ebraico la parola JOD significa “mano”. L’”OR” di Jodorowsky significa “luce” in ebraico. Una mano illuminata, la destra, che non esclude la sinistra. (…) Unendosi nella preghiera realizzano il presente: JOD-OR, la mano di luce.

Dopo avere così esaltato il nostro cognome, ho raccontato ai miei figli che lo avevamo liberato dall’obbrobrio cui mio padre l’aveva condannato. Lui, volendo a tutti i costi essere considerato cileno odiava quel “Jodorowsky” che rivelava il suo essere straniero. (…)

Chi non si è mai liberato dalla nevrotica identificazione con un nome e un cognome mai esaltati, non può ritenersi libero dal tranello genealogico. Questa è la ragione per cui il lavoro sul nome è indispensabile per tutti noi.>> (Jodorowsky, Metagenealogia)

Il lavoro sul nome proprio è senza dubbio un buon punto di partenza per “guarire” il proprio albero genealogico. Per intraprendere il lavoro sulla nascita, occorre determinare in quale misura possiamo identificarci, in quanto esseri realizzati e autonomi, con il nome che abbiamo ricevuto. Ma un lavoro con il nome proprio va pensato in profondità e senza precipitazioni: si può giungere a purificarlo ed esaltarlo, vi si può aggiungere un secondo nome (anche segreto) che lo completi, sino ad arrivare a cambiare il proprio nome se è così tossico che ci impedisce di vivere appieno.

Una primissima cosa che ognuno può fare in autonomia è proprio “giocare” con il proprio nome, come ha fatto Jodorowsky: si tratta di analizzarlo, con un po’ di fantasia e di magia. Scomponendolo, manipolandolo, andando a ricercarne le origini e il significato nelle varie culture, creando anagrammi, solo con il nome o unendo nome e cognome, e poi osservare, senza giudizio, ciò che viene fuori. Ormai gli anagrammi si possono fare anche online gratuitamente, quindi niente di più semplice.

anagrammi

Vi faccio un esempio molto semplice: il mio nome di Battesimo deriva da Ελισαβετ (Elisabet), un adattamento del nome ebraico אֱלִישֶׁבַע (Elisheva) usata nelle Bibbie greche per il nome di Elisabetta, la madre di Giovanni Battista. Mio padre e mio marito si chiamano Giovanni (mio padre Giovanni Battista) – che già è una coincidenza singolare – quindi in qualche modo io sono “madre” per loro, con tutto quello che questo comporta inconsciamente. Peraltro nessuno quasi mi chiama con il mio nome ma con un diminutivo… e questo mi porta a fare altre riflessioni che qui – per ovvie ragioni – non svelerò!.

Il significato più probabile è “il Signore è giuramento”, essendo il nome composto da El (“Signore”) e sheva (femminile di shivah, “sette”) e nishba (“egli giurò”): il significato letterale era “Egli si è impegnato per [il sacro numero] sette” - il sette era un numero fortemente simbologico nella cultura ebraica ed è un numero che nel mio albero genealogico compare innumerevoli volte, morti, nascite ecc.

Provate a giocare!

Fonte info: www.wikipedia.it

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