Psicosomatica ed effetto placebo nei bambini

In età pre-linguistica e, in ogni caso, fino a quando il linguaggio non è ancora padroneggiato completamente dal bambino, è facile che un disagio psichico venga manifestato prevalentemente attraverso il corpo. La “scelta” dell’organo e della malattia non è mai casuale: ibambino inconsciamente sceglie la malattia o il sintomo che meglio rappresenta, a livello simbolico, il suo disagio attuale. Anche quando il linguaggio è ormai conosciuto perfettamente, nel bambino il legame corpo-psiche è sempre presente, in maniera più o meno palese ed intelligibile.

Un misterioso mal di pancia prima di andare a scuola, un mal di testa prima delle interrogazioni, una malattia che compare dopo una separazione di papà e mamma e “li costringe” a restare insieme per prendersi cura del figlio, una brutta influenza dopo una grande litigata con l’amico del cuore…

emicrania

La psicosomatica tuttavia non vuol dire che la malattia non necessita di alcuna cura e nemmeno che i bambini stanno mimando una malattia inesistente. Tutt’altro: vuol dire che i bambini esprimono in forma simbolica un malessere che riguarda sia la psiche sia il corpo, che secondo la concezione psicosomatica sono un tutt’uno.

La scelta della cura non dovrebbe prescindere da questo aspetto, dovrebbe parlare la stessa lingua del sintomo, dovrebbe tener conto delle emozioni che possono influenzare in modo positivo o negativo l’evoluzione di un disturbo o di una malattia. Questo purtroppo non viene quasi mai fatto, perché il genitore ansioso e impotente di fronte alla sofferenza del figlio cerca – seppur legittimamente – una cura immediata, chiede al pediatra curante un farmaco magico che in realtà in parte già possiede.

Avendo parlato ampiamente dell’effetto placebo, dell’effetto nocebo e della relazione medico-paziente come componente importante nel processo di guarigione, risulta intuitivo comprendere come il bambino, per sviluppo emotivo e cognitivo, sia sicuramente più suggestionabile di un adulto, e quindi più sensibile verso stimoli apparentemente superficiali come le parole usate dal medico e dai genitori o l’atmosfera che lo circonda.

A sostenere la tesi di un effetto placebo più potente sui bimbi è uno studio promosso da un gruppo di pediatri francesi sul trattamento dell’epilessia e pubblicato sulla prestigiosa Public Library of Science Medicine review.

La webzine Wired riprende la ricerca, evidenziando come in età infantile possa aumentare il potere di suggestione e, in assenza di alcun tipo di conoscenza medica, quel che conta in effetti per i più piccoli sono le attenzioni e le cure prestate dai grandi: è credibile infatti che i bambini, specie se si fidano dell’adulto che propone loro una pastiglia «magica», si sentano talmente tranquillizzati da beneficiare moltissimo del trattamento, anche quando è fittizio.

In realtà non vi sto vendendo una grande verità: ogni mamma ha nella borsa il cerotto magico pronto all’uso, la caramella dagli effetti portentosi, e sa meglio dei ricercatori che se il proprio bambino è sereno e coccolato sta subito meglio..

I ragazzini epilettici curati a placebo dimostrano miglioramenti nel 50% dei casi in più rispetto agli adulti e lo stesso vale per i bambini con emicrania. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista “Jama Pediatrics”.

Secondo i dati, elaborati dalla Cleveland Clinic, circa il 2% dei bambini e il 7-10% degli adolescenti fino a 15 anni soffrono di emicranie. Nessun farmaco è stato rigorosamente testato e approvato per prevenire questa patologia nella fascia pediatrica, costringendo i medici ad affidarsi ai farmaci per adulti.

“Tutti i farmaci nella nostra analisi – spiega Jeffrey Jackson, coordinatore dello studio – sono risultati efficaci negli adulti, ma poco tra i bambini. Il che suggerisce che deve esserci qualcosa di diverso nelle emicranie pediatriche o che la risposta alla terapia differisce tra bambini e adulti”.

I ricercatori hanno messo a confronto 21 sperimentazioni in cui si analizzavano farmaci e placebo. In questo modo hanno visto che solo 2 farmaci riducevano in modo significativo la frequenza delle cefalee nei bambini e adolescenti che ne soffrivano regolarmente. Altri farmaci per adulti non si sono rivelati efficaci. Il placebo da solo riduceva la frequenza delle emicranie da 5-6 a 3 al mese, il che potrebbe dipendere dall’effetto di vedere il dottore ed essere rassicurato che il dolore non è dovuto a cause serie.

Cosa ne possiamo dedurre noi adulti? Che prima di bombardare i nostri bambini, al primo starnuto, di farmaci di sintesi molto potenti potremmo optare, dandoci ovviamente delle scadenze e sotto la supervisione di un medico esperto, per una terapia omeopatica, più “dolce” e rispettosa verso l’organismo, con sicuramente meno effetti collaterali ed una maggiore attenzione all’unità corpo-psiche.. o forse potremmo affiancare qualsiasi cura scelta con un atteggiamento sereno, fiducioso, non ansioso e magari un po’ “sdrammatizzante” (una bella risata non fa mai male!) e “magico”.. Provare non costa nulla! Vediamo come… Leggete il mio prossimo post!

Fonti info: www.lastampa.it (articolo del 4 febbraio 2013) www.corriere.it (articolo del 13 agosto 2008)

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