Bambini, febbre e magia

Lo spunto per questo post mi è venuto dopo una delle rare febbri di mia figlia che, nella loro sporadicità, sanno essere alquanto misteriose e particolari: di solito infatti durano un giorno solo, con temperatura molto alta, senza alcun tipo di altri sintomi (raffreddore o simili) e poi scompaiono del tutto. Come è venuta, la febbre se ne va. Se non esiste la “febbre da crescita”, se è solo una leggenda metropolitana, l’ipotesi più valida per me resta sempre quella di una febbre di natura psicosomatica. E come tale io la tratto.

Ora che ho scritto i post precedenti (etnomedicina, effetto placebo, Terapia Verbale, Psicomagia) mi sento con la coscienza a posto, penso di avervi dato tutti gli strumenti per non considerarmi una mamma matta e irresponsabile ma che, anzi, possiate trarne spunto per le prossime febbri (e altre malattie), quelle dei vostri figli ma anche le vostre.

FEBBRE-BIMBOI bambini malati meritano sempre una particolare attenzione perché tendono a collegare la malattia a emozioni quali la tristezza, la stanchezza, la paura, la delusione e pertanto per loro è sempre un momento difficile, nel quale alla sofferenza fisica si accompagna una sofferenza psichica. Tuttavia i genitori, prima di bombardare i proprio figli di farmaci chimici di sintesi senza criterio, potrebbero tentare una lettura psicosomatica dei disturbi e, di conseguenza, un approccio più ‘soft’, rispettando e anzi valorizzando le capacità straordinarie di guarigione che i bambini conservano intatte.

Ne consegue che oltre al corpo dobbiamo curare le emozioni dei bambini, cercando di cogliere il messaggio in codice che ci stanno inviando.

Come mi comporto dunque quando mia figlia ha la febbre? Innanzitutto, prima di precipitarmi dal pediatra o di chiamare la Guardia Medica (…perché tra parentesi la maggior parte delle malattie dei bambini esordiscono nel weekend, ci avete fatto caso?!?), placo la mia ansia e il senso di impotenza (che rispecchia la sua!), curando maggiormente l’alimentazione e somministrando qualche rimedio omeopatico e/o naturopatico. Impacchi di ghiaccio, molta acqua e un buon sonno ristoratore..

Poi attuo qualche psico-magheggio e dopo, molto semplicemente, attendo fiduciosa. Non voglio che la mia ansia diventi ansiogena per lei. Finora questo approccio è stato ripagato. Un giorno solo di malessere per tutti ma poi la “magica” risoluzione. Attendo che la febbre, come insegna la maggior parte delle medicine non tradizionali, realizzi il suo compito di difesa da eventuali infezioni e stimolo il più possibile le capacità di auto-guarigione.

In cosa consistono gli psico-magheggi? Sostanzialmente io sfrutto ciò che in altri contesti è una fragilità del bambino: il fatto che per lui i confini tra realtà e fantasia sono labili.

Prima cosa: le dono il controllo, il potere di auto-guarirsi con… le filastrocche!

CONTRO LA FEBBRE
Fiore che scotta, grillo che salta
Fammi passare la febbre alta
Il grillo fa un salto, la febbre mi passa
E viene la febbre bassa

CONTRO IL MAL DI GOLA
Vola libellula, vola parola
Portati via questo mal di gola
Cavalo fuori dalla mia bocca
Appeso alla filastrocca

 CONTRO IL MAL DI PANCIA
Mal di pancia calabrone
Porta via il tuo pungiglione
Mal di pancia moscerino
Finirai dentro il vasino

CONTRO IL MAL D’ORECCHI
Fate invisibili dentro gli specchi
Fate incantesimi al mio mal d’orecchi
Mi fanno piangere queste zanzare
Dodici lacrime amare

 CONTRO IL RAFFREDDORE
Tu raffreddore lumaca mocciosa
Portati via la tua scia appiccicosa
Soffiati naso nel fazzoletto
Chiuditi rubinetto

CONTRO LA TOSSE
Le cicale della tosse
Hanno ali verdi ma gole rosse
Cantano sempre ma cantano male
Schiacciale quelle cicale

Filastrocche da usare come formule magiche, apotropaiche. Come incantesimi veri e propri. Queste sono tutte tratte dal libro del grande Bruno Tognolini, che ancora una volta con il suo acume e la sua brillante intuizione, mi è venuto incontro regalandomi frasi di straordinaria potenza operativa.

mal di pancia calabrone

Se poi penso che mia figlia abbia una febbre “da rabbia” la faccio manifestare, le faccio raccontare gli episodi di litigio, magari li mettiamo su carta, abbondando di forme di colore rosso (il colore della rabbia)… Via libera dunque a momenti espressivi nei quali dare libero sfogo ad emozioni altrimenti represse (disegno, teatrino, letture, ecc.).

Cerco di capire se nella malattia (in questo caso la febbre) c’è quello che viene definito “vantaggio secondario del sintomo”, se cioè l’essere malata (più o meno inconsciamente) le evita di affrontare qualcosa di spiacevole (= un’esperienza nuova ansiogena ecc.) o, al contrario, le apporta dei benefici (= stare a casa da scuola, ricevere maggiori coccole, ecc.).

Nell’affrontare la malattia dei bambini è necessario ricordare che più sono piccoli più sono egocentrici (tutto ciò che vivono e vedono non esiste “per caso”, ma è in funzione loro; della serie: “Tutto intorno a me!”) e tendono a credere che la malattia sia una conseguenza di una punizione per qualche marachella o il risultato di una magia. I bambini più grandi possono invece pensare che tutte le malattie arrivino da fuori, dall’esterno, da un contagio, e quindi si isolano tendendo ad evitare gli altri.

Tutto questo dovrebbe porci nella condizione di stare attenti alle parole che usiamo di fronte ad un bambino malato: “Te la sei cercata!”, “Se mi avessi ascoltato…”. Dovremmo tenere a freno anche emozioni negative legate alla paura per evitare quello che è un vero e proprio “contagio emotivo” e un potenziale effetto nocebo.

Ci sono poi veri e propri amuleti (come il braccialetto scaccia-febbre) e/o rituali magico-simbolici che si possono inventare sul momento, come il contagiare il termosifone con la propria febbre (perché intanto lui, per definizione, è già caldo e non soffre!).. In questa forma di voodoo (da contagio) esercitato a fin di bene, ho preso spunto dalla teoria di Gabriella Mereu.

Il pedagogista Piaget che, nonostante le numerose critiche, resta un punto di riferimento per gli studi sullo sviluppo del bambino, parla di “animismo infantile” sino ai 7-8 anni: una modalità di conoscenza della realtà che considera i fenomeni naturali e gli oggetti inanimati come provvisti di vita e di intenzioni. L’animismo è la religiosità propria dei popoli primitivi-arcaici, così bistrattato, così mal compreso da noi occidentali ma così denso di significato e di forza.

Per mia figlia “contagiare il termosifone” è poco più di un gioco, ma per i bambini gioco, realtà, fantasia arbitrariamente vengono trattati come la stessa cosa. I bambini vivono quotidianamente in un mondo magico, quello delle favole, dei cartoni animati, della fantasia; lo stesso mondo reale che li circonda e che quotidianamente esplorano è ricco di misteri e cose magiche, perché non sono ancora a conoscenza dei meccanismi che regolano la natura, le tecnologie, ecc.… Finché credono a Babbo Natale è una bella cosa, perciò perché non dovrei cercare di aiutare la sua mente a strutturarsi in modo da credere che “tutto è potenzialmente possibile”, che il nostro potenziale umano è infinito se solo impariamo ad usarlo??

Infine cerco di farla sorridere, perché la risata è la migliore terapia! 

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