Tararì Tararera: la magia di narrare oltre le parole

Premio Andersen 2010. Miglior libro 0/6 anni. Tararì Tararera di Emanuela Bussolati. Carthusia Edizioni . Non potevo, proprio non potevo recensire anche questo libro… regalatelo a Natale, anzi auto-regalatevelo se avete bimbi piccoli. Le avventure del piccolo Piripù Bibi sono narrate in una lingua inventata, fatta di suoni onomatopeici: un’allegra sequenza di suoni che invitano il lettore adulto a giocare con le intonazioni della voce, le espressioni del viso e del corpo… Pim, pum ,patàm, patapàm… sto!.. L’adulto si deve mettere in gioco, privo delle sicurezze della propria lingua madre, e creare così una giocosa complicità che rende unico ogni legame. Ogni volta che lo leggerete sarà differente  e sempre divertentissima. E questa è la magia di narrare oltre le parole.

tararì tararera

Ho già scritto in un mio post dell’importanza del tono della voce nel raccontare le fiabe, ma questo libro permette di andare ancore oltre.

Non so se l’autrice, con la sua felice intuizione, fosse a conoscenza degli studi scientifici, ma ormai sembra che i bambini anche molto piccoli capiscano perfettamente quello che dice la mamma, anche se parla una lingua sconosciuta, perché sanno interpretare il tono della voce. A sostenerlo, è una ricerca condotta da un team di studiosi della Scuola di Psicologia dell’Università di Cardiff in Gran Bretagna, pubblicato su “Cognitive Development”.

I ricercatori, infatti, hanno scoperto come i bambini di 1 anno reagissero nello stesso modo quando la madre parlava loro usando 2 lingue differenti, inglese e greco, dimostrando di capire quanto detto anche se una delle due lingue era loro sconosciuta.

Gli esperti, hanno coinvolto un gruppo di bambini e le relative mamme. Queste ultime dovevano compiere determinate azioni interagendo con dei giocattoli, sotto lo sguardo attento dei loro figli. Dovevano poi, ad esempio, pronunciare ad alta voce le parole “grida” e “ecco”, prima in inglese e poi in greco, utilizzando lo stesso tono di voce quando pronunciavano le parole in entrambe le lingue.

L’ipotesi non è poi così sensazionale, in fondo, e va a confermare quanto già risaputo dalle mamme di tutto il mondo, cioè che è il tono della voce che conta piuttosto che le parole.

Come ha commentato la dottoressa Merideth Gattis che ha coordinato lo studio:

Ciò che questo studio ha mostrato è che i bambini potrebbero avere avuto accesso alla comprensione sfruttando semplicemente il tono di voce. Abbiamo fatto dire “ecco” e “grida” in due lingue diverse e si sono ottenuti gli stessi risultati, nonostante i bambini non conoscessero le lingue. Quello che è apparso evidente, è che i bambini rispondono al tono della voce dei genitori fin dalla più tenera età.

Fonte info: http://www.telegraph.co.uk/health/healthnews/9002249/Babies-understand-mothers-tone-of-voice-not-their-words.html

Per i bambini, dunque, ma aggiungerei anche per gli adulti, il modo in cui si dicono le cose è decisamente più importante che non quello che si dice. Del resto, l’intonazione riveste un ruolo fondamentale nella comunicazione verbale, che va ben oltre il significato stesso delle parole.

Vi aggiungo due link, il primo è direttamente al blog dell’autrice dove ci sono suggerimenti utili per chi volesse continuare a giocare con Piripù Bibi e i suoi amici (facili da fare)

http://emanuelabussolati.wordpress.com/2010/05/16/premio-andersen-a-tarari-tararera/

il secondo è ad un video che dimostra come Tararì Tararera sia trasversale, interculturale, mooolto divertente:

http://www.youtube.com/watch?v=JmEFx6RGP3s

A tutti voi, zicchi zacche e….

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