Memoria, Spaced Learning o Apprendimento Intervallato

Avete mai avuto bisogno di ricordare qualcosa ma, nonostante abbiate provato insistentemente, semplicemente avete trovato impossibile individuare quella cosa tra le tante nel vostro cervello?

memoriaSe la risposta è sì, avete un “banale” problema con il reperimento delle informazioni: c’è sicuramente un percorso neurale nella vostra recalcitrante memoria che porta a quell’informazione specifica, ma non è stato utilizzato abbastanza frequentemente da attribuirgli importanza e quindi da rafforzarlo.
Dal momento che promisi qualche tempo fa un post sulla memoria, per ottemperare la mia promessa, e fare un regalo virtuale a tutti gli smemorati cronici, me compresa, ho deciso di approfondire il tema, da un punto di vista didattico ma anche personale, affinché sia utile a tutti, per migliorare il proprio potenziale, per essere più efficienti quando è necessario.

Partiamo con il dire che la ricerca ha dimostrato che la stimolazione ripetuta della stessa via neurale ne aumenta l’importanza per il cervello e rende più facile individuare, quando è necessario, le informazioni memorizzate al suo interno. Tuttavia c’è un modo più efficace per fare questa stimolazione ripetuta.

Una ricerca sul cervello pubblicata nel 2005 da R. Douglas Fields su Scientific American. Fields, dell’Istituto Nazionale per la Salute e lo Sviluppo del Bambino negli Stati Uniti, ha portato la squadra a investigare su come il cervello crea effettivamente un ricordo.

La base biologica della memoria sta in un percorso di cellule collegate tra loro all’interno del cervello come in una rete. Il team di Fields si è concentrato su come ogni cellula è stata ‘accesa’, cioè attivata, e legata a alle altre cellule. I loro esperimenti hanno dimostrato che è il modo in cui vengono stimolate le cellule del cervello che le fa ‘accendere’ e collegare tra loro.

Sorprendentemente, non è la stimolazione costante e continua di una cellula a farla accendere: le stimolazioni devono essere separate da momenti vuoti in cui la cellula non viene stimolata.

Il fattore importante non è dunque la durata della stimolazione bensì la distanza temporale tra le stimolazioni.

Semplifichiamo: concentrarsi troppo senza fare pause non è produttivo! Ci vogliono almeno 10 minuti tra una stimolazione e la successiva affinché si determini un percorso di costruzione nella memoria a lungo termine!

Mette a frutto concretamente questa scoperta l’Apprendimento Intervallato (o Spaced Learning), proposto per la prima volta da Paul Kelley e sperimentato soprattutto alla Monkseaton High School nel Nord dell’Inghilterra, scuola all’avanguardia della quale vi ho già parlato in un precedente post sul legame tra apprendimento e ritmi circadiani.

Una lezione di Apprendimento Intervallato si compone di tre ‘input’ separati da due spazi di 10 minuti, come segue:

• 1° input con trasmissione di argomenti chiave da parte del docente
• 10 minuti di pausa/intervallo con “attività di distrazione” come origami, lavori manuali con materiali modellabili, aerobica leggera, palleggiamenti, attività musicali, attività di brain gym (che, ritengo, andrebbero diversificate in base all’età)
• 2° input con richiamo di argomenti chiave e forte interazione con gli studenti, chiamati in causa nell’elaborazione attiva del materiale e degli input precedentemente proposti
• altri 10 minuti di pausa
• 3° input dedicato solo all’applicazione di argomenti chiave da parte dello studente in modo tale da dimostrarne la comprensione

space learning

L’apprendimento Intervallato si è dimostrato interessante per le scuole per il suo ovvio potenziale nell’aiutare gli studenti in preparazione degli esami ma anche per gli alunni con Disturbi dell’Apprendimento.

Anche la scuola finlandese, molto quotata a livello internazionale, ho scoperto casualmente che sembra aver fatto proprio questa scoperta, seppur in maniera più elastica: più intervalli nell’orario scolastico, pause di ristoro anche per gli insegnanti, più autonomia agli studenti. Le scuole finlandesi organizzano l’insegnamento in blocchi orari di 45 minuti di lezione, ciascuna seguita da 15 minuti di intervallo. Gli studenti non hanno quasi mai due lezioni consecutive senza intervallo e, nella scuola primaria, gli intervalli si svolgono all’esterno, all’aperto, sia che ci sia il sole sia che piova. Lo stesso discorso si applica agli insegnanti, invitati a non trascorrere tutti e 15 i minuti a preparare la lezione successiva, bensì a chiacchierare con i colleghi, fermandosi alla macchinetta del caffè o uscendo in cortile: l’insegnamento è una maratona, non uno sprint di 100 metri!

La scuola odierna italiana invece è nota per offrire poche pause ai bambini e ai ragazzi che sono sempre più iperattivi e, non trovando spazi e tempi extra-scolastici per sfogare le energie, spesso diventano ingestibili. In classe gli insegnanti vivono vere e proprie battaglie con allievi incapaci di stare al banco per molto tempo, annoiati e insofferenti. Non ci sono spazi e tempi in cui gli studenti possano gestire autonomamente delle attività e i luoghi di ritrovo e di fuga dalle lezioni più gettonati sono tristemente e notoriamente le toilettes. A fronte di queste considerazioni, offrire intervalli strutturati e non caotici, dove gli studenti possano sgranchire le gambe (…e la mente!) forse sarebbe una soluzione intelligente, renderebbe la mattinata più piacevole e forse più efficace per l’apprendimento.

Nel prossimo post vedremo come fare una trasposizione di questo metodo di studio anche in ambito professionale o per svolgere qualsiasi compito e faccenda domestica… con la Tecnica del Pomodoro! Se ti interessa prosegui dunque leggendo qui

Fonti info per approfondire: www.makingminds.net

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