Post vacation blues: la “sindrome da rientro”

post vacation bluesIl ritorno dalla ferie non ci fa felici: non servono gli studiosi a sostenere questa tesi. Qualcuno tuttavia – si parla di 1 persona su 10! – soffre maggiormente e sviluppa quella che viene chiamata “post vacation syndrome” (= sindrome da rientro) o “post vacation blues”, che non è una vera e propria patologia, ma un insieme di sintomi che vanno da una generica irritabilità, al calo di attenzione, all’aumento del mal di testa, ad una difficile digestione della quotidianità e un generico senso di stordimento.

La cosa migliore, come sempre, sarebbe stato fare opera di “prevenzione”, prevenzione che oggi non ci resta che metter in atto per l’anno prossimo (o prima delle ferie invernali!) e che consiste in due semplici accorgimenti: 1- non partire per le ferie lasciando questioni (professionali o affettivi) aperte e irrisolte 2-

Non missioni impossibili, ma evidentemente neanche così scontate.

Se vediamo la fine delle vacanze come una “linea di non ritorno”, che separa un passato vacanziero gioioso e trionfale da un futuro inevitabilmente e inesorabilmente triste e logorante, problematico e conflittuale, è inevitabile risentirne psicologicamente. Si passa dalle stelle alle stalle! Questo atteggiamento mentale nasconde in realtà le nostre ansie per il futuro, la paura di non essere in grado di gestire tutte le incombenze e di venire schiacciati.

Occorre innanzitutto sfatare un luogo comune, un pregiudizio che accomuna la maggior parte delle persone, e cioè che il riposo e il relax ricarichino le batterie mentali: in realtà, non è sempre così. Per la maggior parte di noi, il lungo riposo estivo acuisce invece i sintomi da stress non appena si rientra alla vita di tutti i giorni. Se grandi obiettivi lavorativi o affettivi, più o meno consapevoli, o piccole incombenze (come mettere a posto finalmente la cantina) non vengono portati a termine, continuano a consumare energia mentale anche quando siamo in vacanza sotto l’ombrellone. Il nostro cervello continua a pensarci, a rimuginare, e la parentesi rimane aperta, magari in modo inconscio ma non meno deleterio per il nostro benessere. Quando invece riusciamo a raggiungere pienamente un obiettivo, come per magia la mente si ricarica. È esperienza di tutti che dopo una grande soddisfazione, anche se fino a un attimo prima si era stanchi, ci si sente invece energici e propositivi.

Per ciò che riguarda la necessità di ritagliarsi spazi personali di relax durante tutto l’anno, ciò non significa trovarsi uno spazio di stacco lungo e totale, come una vacanza esotica, bensì trovare momenti indispensabili nell’arco della giornata che permettano di ricaricarci, di ritrovare energia, di stare piacevolmente a goderci ambienti e pause ristoratori, anche se non ci sembrano necessariamente importanti. Un buon sonno, un pranzo all’aperto, una fuga di un weekend, un bagno caldo ristoratore, la pratica di uno sport possono aiutare ad allentare la tensione.

Ovviamente la Psicologia si è attivata per aiutare chi è colpito da questa sindrome e propone tecniche e percorsi di rilassamento per imparare ad “allentare” le tensioni durante tutto l’anno, nonché corsi per la gestione e la realizzazione degli obiettivi, come i percorsi di time management (gestione del tempo), per organizzare le priorità, essere efficaci, risparmiare e spendere bene le energie, ma soprattutto gli esperti dovrebbero insegnare a nutrire quotidianamente il cuore attraverso le grandi e piccole esperienze positive. Bisogna imparare a  coltivare la gratitudine. Questi semplici strumenti possono cambiare completamente la percezione e il livello dello stress durante l’anno e rendere nel contempo molto più appagante e durevole il periodo di riposo estivo.

Buona ripresa dunque! Bentornati!

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