Il decluttering, ossia l’arte di fare spazio fisico e mentale

Settembre è il mio personalissimo Capodanno, nel senso che coincide con uno sproposito di buone intenzioni, con la mente è in fibrillazione per nuovi progetti e nuove idee da sviluppare (..  a proposito: sto lavorando con Ylenia de iltempodellacrisalide.blogspot.it ad un magnifico progetto che coniuga le nostre professionalità!) ed avverto la necessità di “fare ordine”, di iniziare con il piede giusto il nuovo anno professionale.

Per questo motivo mi tengo da parte un po’ di tempo, senza ansia e manie di perfezionismo, per far ordine in casa, ordine nello studio, sulla scrivania, nell’agenda, nel portafoglio. Butto il superfluo e tengo ciò che ritengo essenziale. Trovo questa opera di “decluttering” estremamente gratificante: fare spazio al nuovo buttando il vecchio.

Essendo un’accumulatrice abbastanza seriale (soprattutto di libri), so bene che il metter ordine, etichettare, archiviare, selezionare e via dicendo non è una moda né un trend del momento, ma è una necessità che qualcuno avverte con maggiore ansia e qualcuno tende a dimenticare: che senso ha avere di-tutto-di più se poi non sai ritrovarlo?

Ma col concetto di decluttering si chiede di fare un passo avanti rispetto al “fare ordine”, però, e assolutamente non c’è l’intento di spingerci verso il perfezionismo; non si tratta di un banale e superfluo “buttar via”, bensì di un modo più consapevole di guardare al nostro rapporto con le cose che ci circondano per evitare che siano loro a possederci. Il primo effetto di questo nuovo approccio è la capacità di selezionare ciò che è superfluo (un insieme di oggetti inutili e ingombranti che in inglese prende il nome di clutter) per alleggerirci e fare così spazio per il nuovo che ci aspetta e che altrimenti non potremmo accogliere nella nostra vita.

l concetti di Decluttering o Space Clearing arrivano dall’Inghilterra ed attualmente potrete trovare in Rete molti siti che offrono consigli per gestire al meglio casa e professione. Le tecniche vantano origini e similitudini con l’antica disciplina cinese del Feng Shui, che da 4000 anni studia il rapporto tra l’ambiente che ci circonda e il nostro mondo interiore. Vi è ad esempio un libro giapponese di Masuda Mitshuiro, dal titolo impronunciabile, il cui concetto chiave è che “l’ambiente in cui viviamo e lavoriamo influisce fortemente sul nostro stato d’animo, e quindi un ambiente pulito ed ordinato ha il potere di liberare la nostra mente, creando il terreno fertile per apportare i cambiamenti che desideriamo nella nostra vita”. Decisamente un bel concetto, no?

Restando entro i nostri confini, potete fare affidamento al libro di Lucia Larese (Space Clearing) per sentirvi carichi e pronti all’opera.

Space Clearing - Libro

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Una precisazione ritengo importante farla però: se partite con l’idea di “buttare via”, sottrarre, rischiate che il vostro ancestrale bisogno di possesso – non molto dissimile da quello dei bambini – abbia il sopravvento: sfruttiamo allora le parole in base al loro potere magico di influenzamento e guardiamo tutta l’operazione come un “fare spazio”, un ampliamento di potenzialità, un potenziale arricchimento anziché una perdita; la constatazione è ovvia: se non si fa spazio, nulla di nuovo potrà trovare il suo spazio.

Un abito che non mettiamo da 2 anni non ha ragione di stare nell’armadio a prendere polvere: meglio eliminarlo per poterne comprare uno nuovo in saldo!

Battute a parte, il decluttering consiste nell’imparare a riconoscere con consapevolezza (!!!) l’utilità – o al contrario – l’inutilità di un oggetto: liberarci di ciò che non ci serve non significa sbarazzarsi di ogni cosa che non ci fornisce un’immediata utilità, ma comprendere intimamente il significato profondo che gli oggetti hanno per noi per decidere quali lasciare andare con leggerezza e amore, innescando una trasformazione che ci porta a vivere più organizzati, semplificando i nostri gesti, liberando il nostro tempo e trasformando, anche se può sembrare eccessivo, tutta la nostra vita.

Imparare a scegliere. Partire dal “dentro” per “arrivare” al “fuori”. Non farsi condizionare, con cadere nel consumismo dilagante, ragionare con la propria testa.

Volendo semplificare  ed essere più efficienti, si può procede in poche e semplici tappe:

prima di tutto è necessario individuare le aree critiche della casa dove sono accumulati oggetti che non usiamo e che ci comunicano un senso di pesantezza. Con un piccolo sforzo di consapevolezza, impareremo non solo a riconoscere questa sensazione soffocante, ma riusciremo ad accorgerci che ci segue anche quando ci troviamo fuori casa. Decidere di dedicare qualche giorno a quella stanza e solo quella. Non passare a un’altra area finché non si è ultimato il lavoro che ci si era prefisso per questa, e al termine concedersi un piccolo premio simbolico per gratificarci

A volte i buoni propositi falliscono perché la tentazione di volere fare ordine ovunque in una volta sola diventa facilmente un alibi per non fare più nulla.

ogni volta che si intercetta un oggetto, decidere subito se tenerlo o liberarsene, ponendosi la fatidica domanda: continua a servirmi o a comunicarmi una sensazione positiva anche nel presente oppure ha esaurito il suo ruolo? La risposta è strettamente personale, e nulla vieta che tale sensazione positiva sia puramente emotiva (ad esempio un oggetto che ci ricorda un momento felice o a una persona che amiamo), ma occorre che sia ancora viva e attuale, e questo soltanto noi possiamo saperlo e ammetterlo con onestà.

I consigli di chi ha fatto di questa “arte” un mestiere e un business (Lucia Larese ad esempio tiene corsi, fa consulenze a tema, ecc.) indicano chiaramente gli errori da non compiere: le nostre decisioni non dovranno mai essere influenzate dal valore economico dell’oggetto: a volte il fatto che ci sia costato una fortuna (o viceversa che ne siamo entrati in possesso gratuitamente), ci porta a pensare che sia un peccato privarcene, ma se riusciamo a comprendere che la sua inutilità continua a costarci moltissimo in termini di tempo, spazio, fatica mentale e opportunità perdute allora ci renderemo conto che il prezzo più alto che paghiamo è quello per tenerlo con noi, e improvvisamente ci apparirà chiaro che ci conviene liberarcene.

A volte si tende a conservare oggetti inutili perché legati a ricordi, come un lontano primo amore o, nel caso di regali, perché si teme di offendere la persona che ce li ha fatti (insomma è rassicurante avere un legame materiale con un momento del proprio passato), ma altre volte i ricordi legati ad un oggetto non sono positivi, e questo introduce malinconia e malessere nelle propria vita.

A volte si evita di liberarsene per pigrizia, per il principio di rimandare a domani per fare cose più importanti

Altre volte ancora l’abbondanza di oggetti inutili serve a coprire un vuoto interiore.
Un altro motivo che provoca l’accumulo di oggetti inutili è che, forse, un domani potrebbero ancora servire… Quante volte avete pronunciato frasi simili di fronte al vecchio aspirapolvere rotto?? Questo atteggiamento denota insicurezza e sfiducia nel futuro.

Il decluttering richiede dunque auto-analisi e tempo, ma promette di restituircene in cambio, e soprattutto sarebbe utile arrivare a vederlo come un processo permanente, da vivere con leggerezza e piacere, non come un momento tra una fase di accumulo e la successiva! Un rito da ripetersi due-tre volte l’anno.

Quando il meccanismo dello space clearing si è innescato, ci si accorgerà che si inizia a considerare il disfarsi del superfluo come un’esperienza gratificante e quando ne avrete constatato i benefici, cercherete sempre più spesso questo tipo di gratificazioni. Liberarsi delle cose può darci lo stesso piacere che abbiamo avuto nel comprarle. Filosoficamente parlando, tutti gli oggetti che ci circondano richiamano la nostra energia e la dirigono verso una dimensione meramente materiale, allontanandola da scopi più nobili e gratificanti verso cui può essere indirizzata la nostra vita.

Ovviamente liberarci di ciò che abbiamo scartato non significa gettare necessariamente nella spazzatura: possiamo barattarlo, regalarlo a chi saprà apprezzarlo perché capace di trarne nuova utilità, oppure darlo in beneficenza. Le cose che finiranno nel bidone alla fine saranno molto poche: soltanto quelle che non possono più avere valore né per noi né per nessun altro.

decluttering

Alcune ultime considerazioni. Ci sono camere che meritano particolare attenzione: la stanza da letto è il luogo della casa dove maggiormente accumuliamo e dove paradossalmente dovremmo recuperare la nostra energia: rendiamola coerente con questa funzione!; lo studio dovrebbe essere il luogo di maggiore produttività quindi sarebbe opportuno non lasciare distrazioni in grado di sottrarci energie; l’ingresso di casa – un po’ come la cartella del bambino che va a scuola – è il nostro biglietto da visita e indica quanto stiamo bene dentro quelle mura: rendiamolo accogliente.

Alla fine del mio decluterring io pulisco specchi e vetri, per far entrare quanta più luce possibile e apro bene le finestre per godere fino all’ultimo del clima mite prima del lungo inverno.

Dai, provate! Partite con un cassetto alla volta, piano piano! 

Un analogo space clearing si può fare in ufficio o sulla scrivania, nel portafogli (avete notato quanti inutili pezzi di carta si accumulano?) e sulla rubrica del cellulare e, perché no?, anche con le relazioni interpersonali. Pensateci!

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