Cappuccetto Verde

Luis Chiozza è uno psicoanalista spagnolo di grande spessore (non fosse altro perché mette a disposizione gratuita, ripeto: gratuita!) l’immensa mole del suo lavoro clinico e di ricerca in ambito psicosomatico. Non è esattamente un giovincello eppure ha colto l’enorme potenziale delle immagini nello spiegare concetti altrimenti difficili, noiosi e l’ha messo in pratica con una seria di documenti Power Point dedicati alle diverse età della vita, piene di bellissime suggestioni visive oltre che di parole. Il lavoro di ricerca e selezione deve essere stato profondamente curato in ogni dettaglio. Vorrei arrogarmi il merito di questo lavoro ma non sarebbe corretto, non potrei perdonarmelo. Trovo tuttavia che sia un peccato non divulgarlo in modo da permettere a ciascuno che si sta interrogando sulla propria vita (c’è chi lo fa tutti i giorni!), che ci lamentano delle proprie frustrazioni, o a chi si cimenta nel difficile mestiere di genitore di fare alcune riflessioni molto profonde e acute. In fondo il nocciolo è questo: quanto può pesare una parola, seppure bellissima, nella vita di una persona. Tutto parte dal “sole”.

Immagini, disegni – ma non solo – per spiegare l’ABC della psicoanalisi. Credo che molti si possano facilmente riconoscere nella protagonista Anna. Potrete comprendere tante cose.. almeno spero!

Vi ho parlato dell’importanza delle immagini, anche nell’apprendimento, e quindi vorrei il vostro parere su questo lavoro, dal quale ho estrapolato solo il prologo per questioni tecniche. Leggete entrambi e poi fatemi sapere quale parte vi colpisce di più: le parole iniziali di Luis Chiozza o l’intero percorso per immagini? Cosa ricorderete di più domani? Forse si integrano a vicenda?

PROLOGO Dicono che gli eschimesi sono capaci di riconoscere fino a undici tipi diversi di bianco che è il colore che più abbonda nel loro mondo. Noi esseri umani che viviamo nel resto del pianeta distinguiamo, invece, più sfumature di verde che di qualsiasi altro colore e non c’è niente di strano dato che è il colore dei vegetali che abbondano nel posto dove abitiamo. Il collegamento del colore verde con due stati d’animo molto importanti – l’invidia e la speranza – mi ha portato all’idea di raccontare in Power Point una “favola per genitori” intitolata Cappuccetto Verde. Se è vero che dietro alla favola di Cappuccetto Rosso e alla cattiveria del lupo si nascondono conflitti nati dalle forze istintuali, non è meno vero che l’infanzia non trascorre in quel paradiso che così spesso preferiamo attribuirle. Il mio desiderio iniziale è stato, quindi, quello di trasmettere le mancanze di Anna: una bambina che soffre per la gelosia e per la paura di essere abbandonata.

Quando Anna crebbe e diventò un’adolescente, le sue mancanze infantili si tradussero in quelle insicurezze che sono così frequenti a questa età: una certa mancanza di fiducia in se stessa e l’inquieta speranza riposta in un amore meraviglioso che potesse ridarle l’autostima che aveva perso quando, durante l’infanzia, smise di essere la principale protagonista.
Al posto di quell’amore idealizzato emersero, invece, la tristezza (melanconica) di fronte al fallimento dei suoi progetti, la rabbia (paranoidea) di fronte alla cattiveria del mondo e l’allegria (maniacale) come negazione transitoria delle sue difficoltà. Solo quando poté abituarsi (almeno in parte) all’idea che non avrebbe avuto tutto quello che desiderava, riuscì a proseguire il cammino salutare della sua vita e a fare una famiglia. La rinuncia (attraverso il lutto) al protagonismo che Anna aveva perso nei primi anni dell’infanzia non era stata tuttavia sufficiente e aveva lasciato residui che, poco a poco, riuscirono a compromettere il suo benessere e la portarono all’idea che quello che non aveva ottenuto per sé lo avrebbe visto realizzato nella vita della figlia.

Quando riflettiamo sull’origine dei sentimenti di cui soffre Anna sopraggiunge l’idea che, se durante l’infanzia non l’avessero portata a sentirsi permanentemente al centro di tutta la vita familiare, avrebbe potuto elaborare in modo graduale la diminuzione dell’attenzione dei suoi genitori che avvenne bruscamente quando nacque il fratellino. E ancor meno sarebbe successo ciò che questa favola racconta se non avesse sentito che “trasferivano” completamente al neonato “lo scettro” che prima avevano dato a lei. Assieme a questa riflessione ne emerge un’altra che costituisce il motivo principale di questa favola.
Dietro l’allegria di Anna, il “Cappuccetto Verde” di questa storia che, già adulta, vede sua figlia Maria come un sole risplendente, si nasconde la speranza che questa figlia realizzi le proprie ambizioni frustrate dal fratellino invidiato che durante l’infanzia “l’aveva deposta dal trono”.
Comprendiamo allora che La storia torna a ripetersi (quando non “si dispone” di essa nella coscienza) perché ciò che Anna si aspetta da sua figlia Maria è la stessa cosa che i suoi genitori, per motivi identici, (e con lo stesso, lo stesso folle affanno) si aspettavano con la nascita di Anna.

La storia di Anna non è una storia molto rara, si tratta di una variante “classica” del libretto composto da rivalità, gelosia, invidia e colpa che, in un modo o nell’altro, tutti portiamo dentro. È una storia che non ha impedito alla nostra Cappuccetto Verde di avere una vita ragionevolmente buona, al riparo da malattie e da incidenti gravi, ma il fatto che dei suoi “sogni impossibili” non abbia completato il lutto ha introdotto più volte nella sua vita errori e sofferenze inutili che hanno interrotto il benessere dei suoi momenti migliori e che, forse, trasmetterà alla figlia.
Luis Chiozza, luglio 2010

Ecco la storia di Anna: Cappuccetto-verde-OK

Credits: http://www.istitutoaberastury.com/

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