Provato per voi: una visita dalla Dott.sa Mereu e la Terapia Verbale

Anni fa ho conosciuto la Dott.sa Mereu e, per toccare con mano le teorie sulla Terapia Verbale apprese sui libri, prima di decidere di imparare la tecnica, mi sono sottoposta personalmente ad una visita, cercando di risolvere un dolore cronico che la medicina allopatica tradizionale non riesce a decifrare. Probabilmente molti di voi, mentre stanno leggendo, sono afflitti da qualche dolore o patologia acuta o cronica, perciò penso che approfondire questo metodo, che si definisce “medicina della consapevolezza”, possa apportare qualche beneficio.

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La mia prima osservazione è relativa al fatto apparentemente “curioso” – una strana coincidenza! – che il giorno della visita mi sono ritrovata, al risveglio, con il naso e le orecchie completamente tappate (con conseguente diminuzione della capacità olfattiva, come se avessi un raffreddore, e dell’udito): leggendo la metafora, forse ero inconsciamente ancora scettica rispetto al metodo, avevo una “puzza sotto il naso” tale da indurmi  a non voler sentire alcun odore e, soprattutto, temevo di sentirmi dire una verità scomoda! A riprova di questo, questi sintomi sono scomparsi il giorno successivo senza necessità di alcuna terapia: come sono venuti se ne sono andati!

La stessa Dott.sa Mereu, nei suoi libri, descrive la visita ai pazienti come un interrogatorio standard, alla ricerca dei “temi della malattia”, molto breve ed incisiva. In realtà, probabilmente questo avviene per le consulenze telefoniche, perché il colloquio individuale dura anche un’ora, durante la quale la dottoressa invita a parlare del proprio sintomo con parole semplici, come se fosse un dialogo tra persone poco erudite (tutto è concesso, anche le parolacce), alla ricerca delle metafore e parole chiave personali. Presta ascolto a tutte quelle espressioni ed aggettivi che invece la maggior parte dei medici tradizionali non desidera sentire, troncando il discorso il prima possibile.

Essendo anche grafologa si procede poi ad un breve esercizio di grafia. Ciò che mi ricordo che mi aveva colpito era stato lo sguardo, forte e dolce al tempo stesso. Notoriamente la Dott.sa  non ha una carattere facile, è spigoloso, può risultate oppositiva in molte occasioni e si spazientisce in fretta, ma sono dell’idea che se un metodo di cura funziona, il carattere deve passare in secondo piano. Del resto, non si accostano i termini “geni” e “sregolatezza”?!?: spesso ho visto/letto diagnosi fatte dalla Dottoressa con un’intuizione che non era venuta a nessun altro dei presenti. So anche benissimo che, trattandosi di “medicina alternativa” (anche se la prescrizione è praticamente quasi esclusivamente ridotta ai Fiori di Bach) è osteggiata ed è stata radiata dall’Ordine dei Medici, operando oggi come Naturopata. Sono altresì convinta che non tutto sia ‘farina del suo sacco’ , ma che affondi le radici di altri professionisti, in primis, Jodorowsky (del quale vi invito a leggere gli articoli qui sul Blog), ma non solo; anche in questo caso non ci vedo nulla di male: lei ha dato il suo contributo, che non può che essere di tipo personale, e quindi ha arricchito questo campo del sapere. In questo periodo sto approfondendo sempre più il “potere della parola” e lei è forse una delle poche che sa affrontare questo tema in ottica di guarigione delle malattie e in modo eccelso e profondo.

A questo punto vi chiederete legittimamente se ho risolto effettivamente il mio problema di salute: diciamo che non ho ottenuto un risultato miracoloso, ho piuttosto avuto una conferma di un’ipotesi causale che già mi ero fatta, e pertanto “ci sono tuttora lavori in corso”. Un dolore acuto ha maggiori probabilità di risoluzione rapida di un problema che si è strutturato in anni di diagnosi e trattamenti sbagliati che hanno provocato altri problemi a cascata…

La condizione che una determinata malattia sia inesorabilmente cronica, non fa altro che confermare, nell’inconscio del paziente, la sua cronicità. Mentre, se il paziente non ci pensasse più, potrebbe anche guarire spontaneamente. Purtroppo, so che è una cosa difficilissima.
E se le analisi e i controlli a cui sono sottoposti continuamente i malati non servissero ad altro che a confermare in loro, attraverso la paura – sentimento origine della malattia stessa – la cronicità di essa?

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