La mano che cura: il massaggio più adatto a ciascuno

Come già spesso ho specificato, nella mia visione olistica del benessere, il lavoro con o sul corpo assume un significato rilevante e, tuttavia, allo stesso tempo, anche in questo caso è necessario che ciascuno trovi “lo stivale che gli calza meglio”.

Potrei tirare esclusivamente acqua al mio mulino e affermare che solo la psicologia è utile per ritrovare un equilibrio psico-fisico, ma non sono brava a mentire. Mi è capitato spesso di consigliare a clienti, donne ma non solo, di affiancare (o sostituire, perché no?), il percorso fatto con me con attività fisica, con una visita alle terme, una sauna, un nuovo taglio di capelli, o – soprattutto – un massaggio.

La mano cura: di questo ne sono pienamente convinta perché l’uomo poggia d’istinto, da millenni, le mani sulla parte dolorante, o la massaggia, e cerca di lenire il fastidio o la sofferenza con creme, oli e decotti; il massaggio ha radici antichissime e il tatto investe ogni millimetro della nostra pelle, l’organo più esteso del corpo, nonché del nostro sistema nervoso e pertanto, dopo la vista, è forse il senso più importante che abbiamo; purtroppo, la maggioranza degli indirizzi psicologici attuali esclude il contatto fisico tra terapeuta e paziente. Ne comprendo il significato, ma spesso, oltre ad una carezza emotiva, servirebbe proprio una carezza fisica, un abbraccio, oppure servirebbe un vero e proprio massaggio in grado di rimuovere le tensioni, le memorie traumatiche e stressanti che il nostro corpo assimila a livello cellulare, arrivando a modificare la nostra espressione e addirittura la nostra postura, portando talora dolori fisici che, in un circolo vizioso, vanno ad aggiungersi alla sofferenza mentale.

Quanti di voi si sono svegliati con la schiena a pezzi o il mal di testa e, a causa di questo, hanno trascorso una giornata emotivamente più faticosa di quello che avrebbe potuto essere in realtà? Quanti di voi si sono accorti di alcuni fastidiosi dolori insorti proprio in concomitanza con eventi spiacevoli? Ecco allora che se è valida l’ideologia psico-somatica, a mio parere è valida anche la somato-psichica ed è possibile lavorare in entrambe le direzioni in maniera proficua. Auspico che sempre più professionisti di saperi differenti si integrino per un approccio veramente globale ai problemi delle persone senza diventare – come troppo spesso accade – tuttologi ed autoreferenziali.

Consigliare un massaggio tuttavia per me non è semplice e non è facile per nessuno orientarsi nel panorama delle offerte. Alcune persone sembrano quasi temere il tocco e il contatto con altre persone, ne sono imbarazzate, alcune preferiscono restare vestite, altre preferiscono un approccio molto soft … davvero ognuno deve trovare il suo stivale.

Per me è stato d’aiuto un testo di una giornalista e sociologa, Patrizia Sanvitale, che qualche anno fa ha deciso di andare a conoscere da vicino vari tipi di massaggio – fisioterapico, chiropratico, Rolfing, shiatsu, reiki, craniosacrale, linfodrenante, antistress e molti altri – intervistando i loro ‘guru’. Ne è nato La mano che cura – Dialoghi con i maestri del benessere, un libro da conservare come un manuale affascinante (sono ben 260 pagine!) che raccoglie 30 interviste ad altrettanti maestri di varie tecniche antiche o recenti.

La Mano che Cura

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

Un testo che parla dell’importanza del (con)tatto come generosità verso il prossimo e desiderio di (auto)guarigione. 

Apprezzatissime anche le fotografie che affiancano le interviste, ritratti altrettanto raffinati che rendono ogni storia indimenticabile, dando un volto a ognuno di questi maestri e in qualche modo svelandone la differente sensibilità e umanità.

Se la psicologia è “teoria” per antonomasia, il tocco e il massaggio sono la “pratica” per antonomasia. Tra queste, tuttavia, la tecnica craniosacrale, il massaggio bioenergetico, quello Bach, lo Zen Shiatsu, il Reiki e il Sat Nam Rasayan, il massaggio ayurvedico sono le discipline più ‘meditative’. Sulla riva opposta (per semplificare ovviamente!), troviamo il massaggio cardiaco, un vero e proprio salvavita, quello sportivo, l’antistress, il Rolfing,  e molti altri.

Ovviamente, aldilà della tecnica, se il tocco non è fatto con amore e con dedizione assoluta, i risultati saranno scarsi e poco duraturi: la scelta di un massaggiatore con il quale avere un buon feeling è fondamentale.

Il massaggiatore, peraltro, dovrebbe avere lo scrupolo morale di approfondire le implicazioni psicologiche ed emotive legate al contatto fisico. Ho trovato tutto questo nel testo di colui che ha portato in Italia per primo il Rolfing e che ho avuto il piacere di conoscere: Luigi Negro (che peraltro è anche psicoterapeuta). Consiglio questo testo a tutti gli addetti ai lavori che hanno a che fare con il contatto corporeo (quindi anche alle estetiste se vogliamo puntualizzare) per affrontare con sempre maggiore sensibilità la propria professione.

La mano è infatti solo lo strumento del massaggiatore, come la parola è lo strumento principe dello psicologo. Per tutti i professionisti, i risultati si ottengono quando coesistono passione per il proprio mestiere e “com-passione” per il prossimo. Questo aspetto, la giusta distanza, quando si parla di massaggio è di importanza fondamentale e richiede grande profondità di pensiero, perché il tatto è l’unico senso che ci permette di entrare in relazione con l’altro in maniera biunivoca: si tocca e si viene, contemporaneamente ed inevitabilmente, toccati. Un concetto su cui meditare seriamente!

Personalmente attualmente sono molto curiosa dalle declinazioni più moderne del massaggio, ad esempio sono attratta dal Bowtech, una tecnica australiana molto recente e interessante creata da Thomas Bowen che è stata definita lo “Speedy Gonzales del tocco”, dal momento che dura solo due, tre secondi.

Sono tuttavia a buon punto nella mia personale esperienza di ricerca perché ho testato l’osteopatia, il Rolfing, il linfodrenaggio, lo Shiatsu, il massaggio ayurvedico, quello chiropratico . anche con differenti operatori – e il massaggio sciamanico (magico?) di Hector Villafuerte (sperimentando con lui, come la giornalista Sanvitale, un’esperienza “particolare” e con molte similitudini): ovviamente non vi dirò quale mi è piaciuto di più, sarebbe in contraddizione con quanto detto sinora, perché non è detto che ciò che fa bene a me vada bene per voi, ma ormai dovreste avere gli strumenti per decidere con consapevolezza.

Concluderei utilizzando la frase di Paul Valéry che Patrizia Sanvitale, sul suo blog e all’inizio del suo libro ha riportato: «Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle».  

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