Piero Angela “Da 0 a 3 anni”: l’importanza della stimolazione intellettiva precoce dei nostri figli

Il libro di Piero Angela, “Da 0 a 3 anni”, è stato uno dei primi che ho letto in merito alla stimolazione intellettiva precoce, e su quanto sia importante attivarsi nella prima infanzia.

piero angelaPiero Angela non è un pedagogista, è vero, ma oltre ad apparire in TV come conduttore, ha un curriculum di tutto rispetto come divulgatore scientifico e giornalista. Penso valga davvero la pena leggere questo testo anche se appare un po’ datato (è stato scritto nel 1973!): le sue tesi mi sembrano quanto mai attuali!

Molte persone (genitori, ma anche insegnanti o medici) sostengono che l’unica priorità in età prescolare debba essere il gioco libero, spontaneo, come se cercare di costruire la personalità o la psiche dei bambini equivalesse ad eliminare la loro spensieratezza, la loro ingenuità. Una posizione che trovo “comoda” ( = nessuna grande fatica per gli educatori), ma potenzialmente “pericolosa” sul lungo periodo.

Ritengo infatti che l’età prescolare sia quella sulla quale puntare in assoluto per gettare delle solide fondamenta per il carattere, per lo sviluppo cognitivo ma anche per la salute e il benessere fisici dei bambini.

La maggior parte dei genitori – consciamente o inconsciamente – desidera che i propri figli in futuro abbiano successo (facendo equivalere questo concetto ad uno stato di soddisfazione personale e quindi di felicità) e questo non è un delitto… anzi, la notizia positiva è che tutti possono attivarsi con consapevolezza affinché ciò si avveri! Ovviamente non ci sono garanzie dei risultati, è una questione molto complessa e ci sono svariati approfondimenti da fare su questo tema a me caro, ma, investendo un po’ di tempo con i nostri bambini in ottica di stimolazione infantile, assumendoci delle responsabilità forti, avremo almeno la certezza di non lasciare spazio a troppi rimpianti e rimorsi di fronte ad eventuali delusioni (“Se avessi detto.. se avessi fatto..”).

Imparare a stimolare nel modo corretto un bambino piccolo a volte può sembrare faticoso o difficile, è più semplice delegare, è vero, ma vi assicuro che non poi così infattibile e soprattutto è gratificante… provare per credere! Sono convinta che ci siano molti talenti inespressi in giro per il mondo, bambini e ragazzi che non necessariamente hanno pagelle brillanti, perché l’istituzione scolastica rimane ancorata allo sviluppo ed alla valutazione solo di alcuni tipi di intelligenza, e che potrebbero – sostenuti e incoraggiati in modo opportuno – eccellere in ambiti differenti (arte, musica, sport, ecc.) guadagnando autostima personale e contribuendo allo stesso tempo a costruire un futuro migliore per tutti noi.

Questo libro di Piero Angela potrebbe essere un punto di partenza per riflettere sul tema, come a suo tempo lo è stato per me.

Così esordisce l’Autore:

<<Il cervello del bambino è come una scacchiera. All’inizio qualunque partita è teoricamente possibile, qualunque mossa brillante è ipotizzabile. Poi, quando si cominciano a muovere i pezzi, le combinazioni iniziali via via diminuiscono e il gioco comincia a «strutturarsi» in un certo modo. Se le mosse iniziali sono appropriate e l’impianto del gioco è ben sviluppato, la partita è ben avviata; ma se le mosse iniziali sono sbagliate sarà estremamente difficile risollevare le sorti del gioco… Alla nascita tutti i bambini sono uguali, nel senso che il loro cervello è vuoto di esperienze, di idee.. E’ l’unico momento della vita, del resto, in cui si trovano su un piano di uguaglianza. Non importa se sono figli di un muratore o di un avvocato… : dai loro genitori hanno ereditato solo i cromosomi, cioè solo un substrato biologico>>.

scacchiera

Potrei continuare ma vi priverei della scoperta della lettura. L’importante è, in sintesi, incoraggiare lo sviluppo dell’intelletto del bambino, e accompagnarlo, sin dalla nascita, e contare soprattutto sulla “qualità” piuttosto che sulla quantità degli stimoli.

Ruolo centrale in questo lo “gioca”, letteralmente, la mamma, che nel libro viene paragonata ad una tennista che ogni volta che interagisce con il proprio piccolo rimanda a lui la palla, la rilancia e gli permette così di esprimersi ed evolversi. Si parla di mamma ma, ovviamente, anche un altro adulto significativo per il bambino (il cosiddetto “care giver”) può svolgere egregiamente questa funzione.

Altra nota che mi è piaciuta e che fa onore allo scrittore è il fatto che mentre si chiede ai genitori di aiutare proprio figlio, li si invita a farlo non solo in ottica egoistica, cioè per migliorare il suo futuro, ma assumendo uno sguardo più ampio e facendosi carico del destino del della Terra.

<<Osservato da un’altra galassia, il destino umano può apparire poca cosa: un breve momento, tra l’esplosione iniziale e (probabilmente) quella finale. Ma, vissuta dall’interno, questa vita è per noi la cosa più preziosa: è una fiaccola che dobbiamo cercare di trasmettere a lungo, di mano in mano, secondo un percorso che sembra addentrarsi sempre più in quella che è la vera vocazione dell’uomo: la conoscenza. Ma siamo ancora all’altezza di questo compito?>>

Non aspettatevi consigli metodologici su come stimolare vostro figlio, su come usare il gioco, su quali materiali utilizzare: è un libro di relativamente agevole lettura anche per i non addetti al settore, è ricco di esempi e metafore, ma non è un manuale d’uso. Sono invece citati, a sostegno delle tesi sostenute, autorevoli studi come quelli del Prof. Rick Heber a Milwaukee (studio su un campione ridotto di bambini con ritardo mentale che, dopo costante stimolazione, hanno raggiunto un Q.I. pari a 125) ed altri esempi che creano un parallelo tra l’uomo e l’animale, così diversi eppure così simili. Interessantissimo infine, almeno dal mio punto di vista, il capitolo sui kibbutz, villaggi collettivisti israeliani, dei quali parlerò più approfonditamente in un prossimo post, per sottolineare lo stretto legame tra affetto e produttività.

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One thought on “Piero Angela “Da 0 a 3 anni”: l’importanza della stimolazione intellettiva precoce dei nostri figli

  1. eh già… ma poi il come è sempre un mistero. qui ci si prova, con il costante dubbio se è la cosa giusta o no. nel mio caso, so che i miei genitori, pur con le buone intenzioni, hanno mortificato molti aspetti che poi ho faticato a recuperare e incentivato molti altri che, nella vita, mi si sono ritorti contro. questo mi spaventa: e se fosse inevitabile finire per fare così, sempre, nonostante le buone intenzioni?

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