Il colore delle parole: come leggere le fiabe ai bambini

No, non c’è un modo giusto o uno sbagliato per leggere le fiabe: questo lo premetto per evitare di essere tacciata di essere una “maestrina” che denigra la spontaneità e per evitare che qualcuno possa da oggi in poi avere paura di raccontare fiabe ai propri figli o nipoti.. continuate pure tranquillamente. Tutti siamo in grado di leggere una fiaba egregiamente ai bambini, e già il fatto di leggere loro qualcosa vuol dire molto, è bellissimo: è un mezzo per aiutarli a crescere e a svilupparsi sotto tanti punti di vista (linguistico, intellettivo, emotivo e relazionale).

Ci sono tuttavia alcune accortezze che, se osservate, possono rendere l’esperienza della lettura condivisa con i nostri bambini ancora più intensa.

Iniziamo con il sottolineare come, nella cornice dell’eterna lotta tra Bene e Male, i personaggi della fiaba si avvicendano e parlano attraverso la loro storia di temi profondi come l’amicizia, la solitudine, l’amore, il conflitto, il tradimento, la solidarietà, la vita e la morte. Temi questi che evocano emozioni anche molto potenti, positive e negative, che il bambino può sperimentare in forma attenuata attraverso l’identificazione con personaggi ogni volta diversi. Ed è così che la narrazione della fiaba permette di attivare e sostenere la pensabilità di sentimenti e vissuti anche molto dolorosi, dirottandoli in un altro luogo, in un altro tempo e su altri da sé, nel rispetto, dunque, delle difese dei bambini. Da queste parole si può comprendere come la fiaba offra al bambino l’importante opportunità di utilizzare l’immaginazione per elaborare e dare forma alle proprie emozioni, accrescendo in questo modo la conoscenza di sé. In questo senso la fiaba diventa “terapeutica” in senso lato.

Ma se la lettura delle fiabe diventa la via maestra per entrare in contatto con il mondo emotivo dei nostri figli, non possiamo banalizzarla con una lettura piatta, mortificarla con un tono monocorde di chi (anche a ragione) è stanco dopo una giornata di lavoro e non vede l’ora che finisca il rituale della buonanotte. Narrazione non è semplice comunicazione. La fabulazione è un’arte! Il cantastorie, lo storyteller, era/è un mestiere!

Storyteller doll, bambola raccontastorie Nuovo Messico

Storyteller doll, bambola raccontastorie Nuovo Messico

Bisognerebbe sempre tentare usare il corpo e soprattutto la voce in modo strategico per coinvolgere il bambino sottolineando con il tono della voce, o il timbro, alcuni dettagli che tanto dettagli non sono al fine di emozionarlo. Non è difficile, non è necessario essere attori: sono le fiabe stesse ad aiutarci a trovare l’intonazione giusta!

A titolo d’esempio, consideriamo i personaggi di Biancaneve e i sette nani: osservando ed ascoltando attentamente tutto quanto accade in quella narrazione, possiamo apprendere moltissimo in fatto di colori associati al linguaggio. La matrigna di Biancaneve, la strega cattiva per intenderci, che appare ‘nera’ in tutti i suoi tratti esteriori ed interiori, usa parole negative, buie, tristi, colleriche. Biancaneve, invece, nel suo linguaggio è soave, luminosa, serena. Non a caso i bambini si schierano istintivamente dalla parte di Biancaneve e s’indispettiscono nei confronti della matrigna sin da subito.

Genoveffa e Anastasia, le sorellastre di Cenerentola, sono tiranne, sicuramente personaggi negativi, e tutto in loro parla di bruttezza, maleducazione e mancanza di grazia se paragonate a Cenerentola, ma allo stesso tempo sono goffe e quindi buffe, non evocano timore, ma anzi quasi un senso di tenerezza (appaiono come due “cocche di mamma”) e le loro voci nel film Disney sono stridule, ridicole: le voci dei personaggi esprimono le loro emozioni, e non possono essere incongruenti con il modo d’essere.

Il “colore” delle parole è avvertito infatti molto nettamente dai bambini, che hanno peraltro una spiccatissima sensibilità a leggere ogni minima variazione d’intonazione nella lettura.

Ogni parola, avverbio o sostantivo. può assumere un significato diverso in base al tono di voce, all’accentuazione di alcune sillabe o al loro prolungamento.

“C’era una volta, tanto tempo fa… “. Consideriamo con attenzione quest’inizio e con occhio “disincantato”: il racconto delle fiabe avviene al tempo imperfetto e l’imperfetto è ambiguo, non è passato remoto né presente, nel senso che ci autorizza a mantenere in stato di perenne sospensione la risposta ad una domanda importantissima per il bambino che ascolta la fiaba, e che è: “potrebbe esserci ancora??” Potrebbero ancora esserci l’orco, la strega e il lupo?? A queste domande la fiaba non dà una risposta precisa. L’imperfetto cioè, se da una parte permette di evitare una presa di distanza rigida dalla storia ( = ci fu una volta, ora non c’è più), ma dall’altra impedisce anche una visione di tipo allucinatorio che impaurirebbe il bambino poiché un’eccessiva identificazione, la partecipazione in prima persona con l’eroe diventerebbero ineluttabili, così come i sogni nel momento in cui sono vissuti. Molti di noi enfatizzano spontaneamente e inconsciamente una sillaba: “C’era una volta, taaanto tempo fa… “: come mai?? Ve lo siete mai chiesto?

A tal proposito, un esercizio molto interessante e divertente che è possibile fare o proporre consiste nel prendere un foglio bianco, dividerlo in due parti, due colonne, e scrivere su un lato una serie di parole e frasi negative, mentre dall’altro solo parole o frasi positive. Fatto questo lavoro, si prova a leggere i due elenchi; se si è in gruppo si può tentare di improvvisare un coro: un gruppo darà voce a quanto è stato scritto nella prima parte del foglio e l’altro pronuncerà i contenuti della seconda colonna. L’effetto è sorprendente. L’ambiente pare dividersi ”spaccarsi” in due. Da un lato si vede l’intensità distruttiva della negatività e dall’altro la luminosità delle espressioni positive.

Esercitatevi dunque, già da stasera, a dare vita alle parole, facendole gustare, assaporare, cogliendone le sfumature di colore.

Fonte dell’immagine:http://onceuponatime.outlawpoetry.com/2011/07/14/the-storyteller-doll/

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