Chi vede la minima differenza tra anima e corpo è privo di entrambi – Articolo di Andrea Biggio

“Chi vede la minima differenza tra anima e corpo è privo di entrambi”
Oscar Wilde

Questo che scrivo è un invito a liberarci dal condizionamento del richiamo esclusivo del senso del gusto e della nostra animalità quando ci mettiamo a tavola: mipiace-nonmipiace, èbuono-nonèbuono.

Gli animali sanno bene cosa mangiare, il loro istinto è sano e primario, non mangeranno mai ciò che in natura si presenta velenoso. Il nostro invece, si è perduto quasi completamente con il processo di civilizzazione. Il gusto e i sensi sono una motivazione primaria, giustamente edonistica, ma che non sta in piedi da sola.  

Sarebbe opportuno aggiungere a un tale argomentare anche l’invito a intervenirci con la coscienza nel campo primitivo e inconscio della gola per evitare di esserne schiavi. Non è possibile innalzare solo e sempre “ciò che entra nella bocca” sull’altare dei sensi primitivi e del dio Gusto, senza badare e interessarsi anche agli effetti che i differenti tipi di cibo determinano nel corpo e nella psiche.

Il passo decisivo da fare, per non farci abbagliare da coloro che ci presentano mille e una proposta, è quello di decidere noi stessi quali debbano essere gli effetti che vogliamo ottenere dal cibo che scegliamo. La nostra fisiologia cambia non solo con la respirazione, quella veloce con l’iperventilazione che ci eccita e l’altra lenta e misurata che ci placa e rilassa, pure con l’alimentazione. Alimentarsi diventa, dunque, sia comprendere quali forze vivono nel cibo che ingeriamo, e quale utilizzo vogliamo fare di tali forze, sia prevedere quali sono gli effetti che desideriamo conseguire mangiando questo o quell’alimento. Con l’apprendimento di una buona alimentazione, più che con altri palliativi, si raggiunge un grado apprezzabile di forma, di salute e di benessere senza bisogno di rimedi assurdi di cui la pubblicità e le farmacie sono piene.

Accordiamoci dunque al ritmo delle stagioni e all’ambiente nel quale viviamo.  L’equinozio di Primavera è concomitante con il periodo di Quaresima per ricordarci che è salutare alleggerirsi gradualmente sotto molti aspetti: non solo con gli abiti per incontrare temperature più miti, ma anche con il cibo per abbandonare lentamente quello più pesante e riscaldante che ci ha aiutato d’inverno a mantenerci in equilibrio con il freddo esterno. Ma, c’è dell’altro da cui dobbiamo alleggerirci.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese e la Macrobiotica, a primavera sono particolarmente attivi e anche più fragili, fegato e cistifellea.

L’energia albero-legno (Fegato/Vescicola biliare) come la chiamano i cinesi, è tipica della primavera, esprime armonia, disponibilità e pazienza. E’ una potente metafora della crescita continua (di ogni crescita che si verifichi nella Natura e quindi in noi), predilige alcune tipologie di cibi: cereali come orzo, frumento, farro, avena, verdure a foglia verde, il sapore acido (aceto, limone), le cotture leggere e rinfrescanti.

A tali aspetti “più evidenti” se ne sommano altri più “invisibili” e sottili. Il Fegato (e noi con lui) non sopporta le limitazioni, vuole sentirsi libero di “andare e venire”. Questa è la sua funzione, andare e venire liberamente, agevolmente, con souplesse, in libertà, senza ostacoli, il più lontano possibile, fino all’estremità delle branche e delle radici. Andare e venire permette di veder chiaro e lontano, proprio come fa il generale degli eserciti che vince le battaglie prima ancora di averle combattute. Andare e venire consente di stabilire un “piano”, di erigere le difese; di stoccare e costituire riserve; di eliminare rifiuti, di drenare ed epurare; di appianare e regolare il Qi (il soffio, l’energia vitale), il sangue, i liquidi, le emozioni e i sentimenti. Andare e venire implica movimento: il Fegato comanda le funzioni muscolari e dà la possibilità di andare e venire liberamente, il più lontano possibile, nella coscienza e nell’inconscio, nell’immaginario, nel sonno e nei sogni, come scrive il dr. Jean-Marc Kespi. Il Fegato è l’oriente, l’est, la primavera che esprime l’individualità (ipseità) del vivente, la continuità tra visibile e invisibile. Il Polmone (Metallo), l’autunno, l’ovest, l’occidente, implica, invece, la discontinuità e l’alterità. Così, la Medicina Tradizionale Cinese porta su questa coppia di organi due sguardi differenti sulla vita.

Banalizzando e sintetizzando le metafore del fegato: ..se siete incavolati o vi incavolate spesso dovrete pensare all’energia del fegato (tipica energia primaverile – legno/vento)!

In macrobiotica e M.T.C. (medicina tradizionale cinese) il nostro concetto occidentale di malattia appare sconosciuto. Quindi se avete qualcuno di tali “segnali” vuol dire che l’energia (non necessariamente la funzionalità) del fegato è malandata; dunque non nel senso a noi caro del termine, che lo vuole scoprire solo dalle analisi chimiche di laboratorio! Un fegato non in salute porta la persona a essere impaziente, irosa e con sentimenti di rabbia: lo sappiamo bene e la nostra lingua è piena di proverbi e frasi fatte che lo raccontano. Invece, un fegato ben equilibrato porta la persona a essere paziente e tenace, con ampio potenziale di rinnovamento: il rinnovamento primaverile.

Chi conosce le tradizioni cinesi importate ormai in tutto l’occidente, inoltre, non può non chiedersi perché la Festa della Primavera, in Cina, si festeggia nel bel mezzo dell’inverno.  Si può porre la domanda e tentare una risposta. E sempre ricordando il nostro proverbio popolare “sotto la neve pane”. Il popolo cinese sta vicino all’agricoltore e meno al nomade e al pastore, come facciamo invece noi, così legati ai tanti pastori di gregge che abbondano non solo in campo religioso. Pertanto, l’immagine cinese più comune della primavera è quella in cui in Natura l’attività è già nelle radici, dove nascostamente si muove la crescita, ma ancora non è nei boccioli. I cinesi antichi nell’individuare le strategie da adottare, nelle situazioni grandi e piccole della vita erano più attenti all’invisibile: ai germi, al seme, della situazione stessa. Osservate, infatti, una semplice ghianda (frutto e seme al tempo stesso) e vedrete solo un piccolo e delizioso insieme di materia vegetale ma sapete bene che dietro le lucide pareti del suo involucro, nel grande mondo del nascosto agli occhi, esiste una potente spinta futura, quella della quercia! Se prendiamo un qualsiasi bulbo, ammasso informe di materia vegetale e lo piantiamo e annaffiamo per bene, esso diventerà esattamente il narciso, per esempio, che è destinato a diventare – niente di più – perché dentro di sé ha disegno incorporato del suo futuro. Né diventerà un narciso migliore se lo si tira in modo da farlo sbucare dalla terra prima del tempo: diverrà quel bel fiore profumato nei tempi suoi per accordarsi a quel disegno interno al seme. Ebbene gli antichi cinesi dicevano che il futuro è sempre presente sotto forma di seme, perciò se so contrarre l’albero nel seme, so anche prevedere come l’albero si svilupperà dal seme. Se conosco il nucleo centrale della situazione sono dunque in grado di prevederne le conseguenze.

Una tale visione del mondo “primaverile”, se la adotto (… e quando ci riesco) mi offre precise possibilità sul da farsi nei “fatti della vita”. L’intelligenza strategica della Cina poggia sul concetto della processualità, del Tao, che è la VIA ma non la VIA CHE CONDUCE A, bensì la VIA ATTRAVERSO CUI SI PASSA, la via della trasformazione, del cambiamento, dei processi, della germinazione delle piante.

Allora, è importante ricordare che noi ci alimentiamo non solo con le sostanze nutrienti contenute nel cibo (proteine, carboidrati, grassi, etc.) ma ci nutriamo anche degli aspetti energetici e simbolici di cui i diversi alimenti sono portatori. E, in conseguenza, dobbiamo pure ricordare che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro e a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove mi vuol condurre?”                                                             

Andrea Biggio

Credits to: Andrea Biggio www.comecucinarelanostravita.it (solo il Grassetto è “merito mio”)

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