Lo sport contro il bullismo

Nel mio precedente post ho affrontato, a modo mio, l’argomento del bullismo scolastico, sempre più diffuso, nelle sue forme dirette e indirette, fisiche ma anche verbali, psicologiche e, recentemente, tramite i Social Network come cyberbullismo. Si parla, a ragione, di emergenza sociale, ma le iniziative che, a mio parere, sono incisive, si contano sulle dita di una mano.

Trovo interessante, seppur con aspetti critici da approfondire, un’iniziativa, sicuramente non banale, che utilizza lo sport per combattere bullismo e prepotenza e che è stata organizzata in una palestra fiorentina, la “Nidiaci”.

mma per combattere il bullismo

La struttura, sta cercando di aiutare ragazzi con storie difficili ad avvicinarsi alle discipline sportive. Questo per  far si che i giovani di San Frediano, area travagliata del centro storico,  dedichino il proprio tempo ad un’attività sana e contemporaneamente sociale. “Abbiamo pensato di contribuire all’educazione di questi giovani – spiega l’istruttore della struttura comunale Jacopo Giunti - e per farlo, utilizziamo l’unico strumento a nostra disposizione, lo sport”.

Lo sport, in generale, lega i partecipanti ad una vita più regolare ed edificante. Aiuta ad allentare le tensioni quotidiane. Insegna responsabilità, disciplina, regole. Aiuta l’autostima e il senso di efficacia che, laddove carenti, possono portare a comportamenti devianti. Sudore dunque speso per allenarsi e tenersi in forma, ma anche per raddrizzare la strada di chi ha perso la retta via.

I corsi delle varie discipline sono ‘open’, chiunque può essere introdotto alle dottrine marziali, con prezzi accessibili e si tengono dal lunedì al venerdì nel pomeriggio, quindi al di fuori dell’orario scolastico (!) e senza limiti di  età.

La palestra non ha avviato un vero e proprio progetto dedicato alla problematiche adolescenziali, ma attraverso le due manifestazioni (svolte nelle estati del 2011 e del 2012) dedicate alla “Lotta contro il bullismo”, ha richiamato i giovani allo sport da combattimento.

Oltre alla lotta greco-romana, la palestra offre corsi per le seguenti attività: “brasilian Jiu jitsu”, pugilato, e MMA (arti marziali miste).

Come in qualsiasi percorso, c’è il ragazzino che lascia dopo un paio di lezioni, chi prosegue da amatore o chi intraprende la strada dell’agonismo, ma ciò che conta (un po’ come accade nei corsi di auto-difesa femminile) è che i bambini o i ragazzi, non temendo più di soccombere durante un eventuale attacco fisico, sono più decisi e determinati nell’affrontare il bullo anche verbalmente senza dover necessariamente correre da un adulto a chiedere aiuto: in una grande maggioranza dei casi questo è sufficiente per evitare che l’episodio di bullismo prosegua. Probabilmente, un bambino che è stato addestrato alle tecniche marziali come auto-difesa, non diventerà nemmeno una potenziale vittima perché non si metterà nella condizione di esserlo, non sembrerà indifeso e debole. Per queste ragioni ho trovato questa iniziativa una strategia vincente nella lotta al bullismo.

Qualcuno potrebbe obiettare che il messaggio “anti-violenza” promosso da combattenti sia un po’ contraddittorio, ed invece è proprio questo il valore aggiunto dell’iniziativa: i combattenti sottolineano che il loro sport avviene in atmosfera di “competizione”, cioè controllata, e soprattutto prevede atleti preparati e allenati, con regole precise e penalità in caso di sgarro, e non ha alcuna somiglianza con il cortile della scuola. Normalmente, inoltre, vince “il più intelligente”, cioè chi non ha usato solo la forza fisica ma anche la strategia. Il messaggio che passa è quello dell’assertività e non dell’aggressività.

L’evento è stato organizzato in Italia e la cosa mi fa molto piacere . credo esistano esperienze simili con il kung fu – ma l’idea è nata altrove (ecco perché mi sforzo di allargare lo sguardo sempre di più): nello specifico prende ispirazione da un programma di più ampio respiro che l’UFC (Ultimate Fighting Championship, la più importante organizzazione mondiale nel campo delle mma) ha avviato per aiutare i giovani a rischio nelle comunità in tutto il Canada.

I combattenti UFC sono celebrità dello sport ed attirano numerosi spettatori davanti agli schermi televisivi ed eventi big-ticket in tutto il mondo e sono per i ragazzini dei veri e propri eroi, perciò i loro messaggi e testimonianze (alcuni hanno raccontato di essere stati vittime di bullismo quando erano piccoli) diventano più rilevanti e credibili che se provenissero da altre fonti seppur autorevoli e preparate (psicologi, insegnanti, ecc.).

Fonte: www.firenzetoday.it

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