Educare i bambini e insegnare le regole

Educare i bambini: e-ducere, ossia “tirare fuori, tirar fuori ciò che sta dentro”. Far rispettare le regole di casa. Quanto è complesso?? Nel corso dei secoli e nelle diverse culture sono state spese centinaia di pagine, parole e parole, su questo argomento che, genitori e insegnanti, sanno nel profondo del cuore, che purtroppo non avrà mai una definizione univoca. Difficilmente ci sarà mai una teoria che mette d’accordo tutti ed è per questo che, a tutti quelli che mi chiedono consigli come Psicologa in merito alle scelte educative, rispondo che non ho la bacchetta magica e che l’importante è che ci sia COERENZA.

Mi spiego meglio: possiamo disquisire fino allo sfinimento se sia meglio far dormire i neonati nel lettone o nel lettino, se far utilizzare il ciuccio o meno, a quale età gli adolescenti possono uscire da soli o a che ora devono rientrare la sera, su quale sia l’equilibrio giusto tra permissivismo e lassismo. Certamente non ne verremmo a capo. Compito degli esperti in materia (Psicologi, Pedagogisti, Educatori, Pediatri, ecc.) – soprattutto dopo che hanno sperimentato sulla propria pelle di genitori la difficoltà di conciliare teorie e pratica quotidiana – dovrebbe essere quello non pontificare, di non giudicare, ma di accompagnare i genitori nella riflessione, in modo da aprire nuove prospettive sui “problemi”, fino ad una scelta consapevole che tenga conto di differenti aspetti, delle conseguenze a breve e a lungo termine dei propri comportamenti o delle proprie comunicazioni.

L’argomento più scottante è proprio quello delle regole. La prima riflessione dovrebbe essere proprio relativa a “quali regole” una coppia di genitori vuole che il figlio (bambino o ragazzo che sia) si adegui: se non c’è chiarezza su questo è probabile che ci sia contraddizione nei comportamenti. Una volta un comportamento/atteggiamento/linguaggio è concesso mentre la successiva è proibito; oggi il bambino/ragazzo viene sgridato o punito e il giorno dopo – a fronte della stessa identica trasgressione – non viene nemmeno ripreso. Il risultato è, nella migliore delle ipotesi, una confusione che non consente di comprendere il comportamento giusto, con frustrazione per tutti, grandi e piccoli, e nella peggiore una consapevolezza da parte del figlio della debolezza dei genitori (questo accade anche quando i 2 partner non sono d’accordo) che, statene certi, se ne approfitterà. L’importante è dunque la COERENZA e la CHIAREZZA: quest’ultima va esplicitata prima, può essere concertata, ossia frutto di un dialogo in cui tutti i membri della famiglia esprimono la propria opinione, si trova un compromesso e, contemporaneamente, si possono anche stabilire eventuali premi ( = rinforzo positivo) e/o penalty ( = rinforzo negativo). La ‘pena’ deve essere adattata all’età del bambino e commisurata con la sua capacità di comprensione e alla gravità di ciò che è stato commesso: con i bambini piccoli può bastare il ‘time out’ (come fanno in molte Scuole Materne), cioè l’interruzione delle attività che sta svolgendo per trascorrere un paio di minuti in disparte, seduto su una seggiolina a riflettere. Prima e dopo aver applicato la punizione, si può accompagnare il bambino a leggere (se è in grado, altrimenti deve provvedere il genitore) il “Foglio delle regole” appositamente posizionato, in precedenza, in un posto strategico, in una posizione visibile: deve essere chiara la motivazione che ha portato a quella conseguenza.

Tutto è faticoso per un genitore, lo so, ma porre buone basi sarà un vantaggio del quale godrete i frutti in futuro. 

I genitori sono poi i primi a dover partecipare al ‘gioco delle regole’, dando il buon esempio, come sempre: può sembrare una banalità ma non lo è affatto. Porre un barattolo o un vero salvadanaio in cui ciascun membro della famiglia mette una cifra simbolica dopo avere compiuto un’azione scorretta (ad esempio aver detto una parolaccia), riconoscendo così che tutti sono sullo stesso piano, è un’ottima soluzione. Alla fine di un certo periodo, la somma raccolta potrà essere usata per attività comuni piacevoli.

Domandiamoci allora:  ci sono regole IMPRESCINDIBILI sulle quali non possiamo transigere? Ci sono cose (comportamenti, abitudini, ecc.) che – per le più svariate ragioni – noi non tolleriamo e su queste, dopo aver riflettuto se il problema in realtà è il nostro, come genitori, perché risveglia brutti ricordi o sensazioni che al momento non riusciamo a gestire,  il nostro divieto deve essere costante, anche se – a volte – immensamente faticoso. Con il tempo si possono cercare compromessi e soprattutto cercare di capire il perché ci urtano così tanto. Altre cose possono essere tollerate a patto che sia esplicitato che si tratta di un’eccezione, altri divieti mutano con l’età del bambino, altre cose – come già detto –  possono essere contrattate e decise insieme (ad esempio possiamo tollerare un po’ di disordine nella stanza di nostro figlio perché quello è un suo “spazio personale” (purché la mamma non ceda non appena la stanza inizia a sembrare un porcile), ma possiamo essere intransigenti sull’ordine e la pulizia degli “spazi comuni”, perché segno di rispetto per gli altri membri della famiglia. Non è una scelta comune, ma se ci riflettete ha un suo senso ben specifico.

Sicuramente non vanno tollerati comportamenti aggressivi o che mettono a rischio la salute propria e altrui. In questi casi la tolleranza deve essere nulla ed è meglio agire tempestivamente (peraltro le ‘punizioni’ vanno date subito dopo il comportamento errato, non dilazionate nel tempo.. e men che meno delegate ad un solo membro della famiglia.. “Quando arriva papà…”) e, se ripetuti, non esitate a chiedere aiuto. Particolare attenzione ai comportamenti a rischio in adolescenza, che non consistono solo nell’uso sfrenato degli alcolici, all’atto di fumare o a relazioni sessuali promiscue: talora un/una adolescente può essere (per l’età che sta vivendo) depresso/a ma riuscire a mascherarlo perfettamente.

Un altro errore frequente è l’uso di minacce (che poi, troppo spesso, non vengono mantenute), ma soprattutto l’uso della violenza, verbale o fisica che sia. L’aggressività dei figli, lo so bene, sembra essere un vero cerino che accende l’aggressività del genitore e non è facile metabolizzarla, ma sculacciare, dare sberle (soprattutto se in pubblico), crea vergogna nel bambino/ragazzo e gli fa comprendere che il genitore è approdato all’ultima spiaggia, che non ha più strategie per correggere il suo comportamento. La violenza genera violenza, in un circolo vizioso; genera risentimento e maggiore opposizione. E’ probabile che l’adolescente si allontani di più o che diventi più oppositivo/provocatorio perché ormai sa, all’interno della sfida implicita che ha ingaggiato con il genitore, sin dove può spingersi e andrà sempre oltre.

Ci sono alcune ‘strategie’ per facilitare l’apprendimento delle regole, non adatte sempre e comunque, e soprattutto non adatte per tutti, ma possiamo approfondire il discorso nei prossimi post. Sicuramente dovete iniziare ad osservare meglio vostro figlio, soprattutto se è piccolo, perché ogni volta che trasgredisce sta cercando di comunicare (consciamente o inconsciamente) qualcosa, e quindi la risposta di un genitore non può essere sempre la stessa: un capriccio può dipendere da noia, da stanchezza, da irritazione, da un malessere contingente. Le soluzioni vanno diversificate e, credetemi, apprendere più modi per affrontare momenti critici aiuta il genitore a sentirsi meno impotente e a non far esplodere subito tutta la sua rabbia.

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