Bambini e “tecnologia amica”

“Bambini asilo: sanno usare tablet ma non costruzioni” (www.ansa.it 17 aprile 2014)

Un articolo, che lancia un allarme da parte dei maestri britannici, e un video “Una rivista è un tablet che non funziona” (con quasi 4 milioni di clic su Youtube), che sicuramente fa sorridere ma non può non far riflettere chiunque abbia responsabilità educative, genitori, insegnanti ed educatori.

Oltretutto Natale è alle porte, è necessario iniziare a pensare ai regali per i bambini, e la tecnologia è sicuramente una delle opzioni più gettonate.

Alcuni genitori hanno comprato un tablet ai propri figli di 5 anni. Altri inorridiscono al pensiero. Ma chi ha ragione? La tecnologia è per i bambini un rischio o una risorsa?? Il dibattito è quanto mai attuale e suscita posizioni estreme, spesso incompatibili. Alcuni genitori, ai quali le nuove tecnologie non appartengono o non piacciono, sono diffidenti a prescindere. Altri genitori usano smartphone, tablet, consolle e TV come baby-sitter. Altri ancora parlano di “nativi digitali” e di necessità di guardare al futuro e non più al passato.

Cercando un’obiettività difficile da raggiungere, vi dico come la penso, come professionista e come madre. Non demonizzo né osanno il tablet per bambini.

bambini-ipad

Ritengo che la tecnologia sia una risorsa nel momento in cui “aggiunge” qualcosa o “facilita” qualcosa (ad esempio l’apprendimento di alcune abilità), ma se “toglie” opportunità, se finisce per penalizzare o ritardare l’acquisizione di alcune funzioni cognitive/emotive, diventa un potenziale rischio, il cui risultato si vedrà magari non nel futuro prossimo ma nel futuro remoto. I bambini di oggi sono gli adulti di domani… occhio!

Nascendo in un ambiente in cui i beni di primo ordine sembrano essere proprio le apparecchiature di ultima generazione, i bambini sviluppano con la tecnologia un rapporto del tutto naturale. Chiunque ha bambini piccoli noterà questa istintiva attrazione verso computer, touch screen, tablet, videoregistratori, ed una discreta disinvoltura nell’utilizzo, come se avessero il libretto di istruzioni incorporato.

La mia generazione, quando nel gioco imitava la mamma, fingeva di cucinare o di stirare. Mia figlia a tre anni digitava in modo compulsivo su una finta tastiera e parlava al telefono (finto anche lui!) come una donna manager: mi imitava così perché quello era ciò che osservava nella sua quotidianità. Il telecomando è stata una delle sue prime scoperte e ormai lo utilizza meglio della sottoscritta. Il telefono di casa non è certo un mistero, e nemmeno l’MP3.

È dunque difficile non concedere proprio nulla di tecnologico ai propri figli e portarli tutte le domeniche nel bosco, insegnargli a fare il pane o lavorare all’uncinetto. Potrebbero ritrovarsi nella scomoda posizione di “diverso” tra i coetanei (disagio superabile, è vero, ma non senza difficoltà o strascichi) o potrebbero davvero avere un limite, non sfruttando le potenzialità che i nuovi mezzi hanno.

Ritengo necessario tuttavia che ci sia sempre, sin dall’inizio, un’educazione verso un uso adeguato, graduale, mai eccessivo e soprattutto guidato alla tecnologia.

Adottare nuovi strumenti di comunicazione significa indurre nuovi modelli comportamentali, modificare modelli di consumo, ecc.: la crescita dei bambini, con la tecnologia, scusate la ripetizione del concetto, subisce profonde influenze e di questo è necessario avere piena consapevolezza per il futuro che verrà.

La tecnologia dovrebbe essere “amica” dei bambini, “positiva”, e lo stesso vale per gli adulti (ma di questo avremo modo di parlare ancora). Se e quando utilizzata in maniera equilibrata, la tecnologia può essere di grande aiuto nell’apprendimento, per crescereintegrare e imparare, rafforzando le funzioni cognitive e sociali.

Vediamo nel dettaglio alcuni “contro” e alcuni “pro” di tutti i nuovi mezzi tecnologici, nessuno escluso, usati con disinvoltura nella prima infanzia e in adolescenza, ossia le ragioni dei detrattori e quelle dei sostenitori.

CONTRO

Non esiste – al momento! – una letteratura copiosa sugli effetti negativi dell’esposizione alla tecnologia in età precoce, ma sono state osservate alcune variabili che possono rappresentare segnali di allarme o, perlomeno, indicatori di rischio.

  • I bambini non si sbucciano più le ginocchia, ossia non giocano più come una volta, si muovono meno, e da questa constatazione sembra derivare l’aumento vertiginoso del numero di bambini in sovrappeso e/o con problemi di coordinazione motoria. Sembrerebbe inoltre che stare tanto tempo davanti ad uno schermo sia un fattore in grado di incidere, riducendolo o eliminandolo, sul senso di sazietà: il bambino e l’adolescente sarebbe portati inconsapevolmente ad ingurgitare maggiori quantità di cibo, soprattutto cibo spazzatura.
  • Ho scritto tempo fa del Deficit da Natura, una vera sindrome che colpisce i bambini delle grandi città che perdono il contatto con la natura, non vedono alberi dalle proprie finestre e pensano che il latte nasca al supermercato… Ecco, a tal proposito io non sottovaluterei il <<fattore tempo>>: i bambini hanno sempre meno tempo libero, un bene sempre più prezioso (a causa dei rientri pomeridiani, dello sport e delle mille altre attività extra-scolastiche, ecc.), ma hanno anche estrema necessità di fare esperienza all’aria aperta, di stare al sole almeno 20 minuti al giorno (ne va della loro salute!) e, soprattutto, di scoprire le meraviglie della natura che li circonda. Io, in tutta onestà, non sprecherei una domenica di sole stando seduti davanti ad uno schermo.
  • Troppo spesso, con una realtà virtuale così perfetta e realistica come quella proposta dai cartoni o dai video-giochi, vengono a mancare curiosità, fantasia e inventiva. Ormai sono lontani i tempi in cui per cavalcare un destriero immaginario si usava il manico di una scopa e per mantello si usava un foulard della mamma annodato al collo! Uno strumento tecnologico, infatti, anche quando sembra richiedere interazione, in realtà troppo spesso si limita a far ripetere semplici movimenti meccanici, quasi compulsivi, che spingono il bambino a smettere di domandare, curiosare e guardarsi intorno, poiché “il computer sa già tutto”, pronto a rispondere a qualsiasi domanda. Una favola, un libro letto, stimolano l’immaginazione, sono passibili di differenti interpretazioni, sono “soggettivi”, mentre un cartone animato ovviamente molto meno, perché tutto è già stato deciso, dalla voce all’aspetto dei personaggi!
  • Come sottolinea l’articolo citato all’inizio del post, l’uso della tecnologia sembra diminuire la manualità dei bambini, non più in grado di allacciarsi le scarpe né di fare una torre di costruzioni (che, peraltro, è uno dei parametri ancora oggi utilizzato per valutare il Quoziente Intellettivo dei bambini in età pre-scolare).
  • Altri rischi che ravvisano gli esperti in caso di uso eccessivo o scorretto della tecnologia vanno da una maggiore passività mentale (= scarsa auto-consapevolezza, scarsa capacità di scelta autonoma, consumismo passivo), una maggiore irritabilità dei bambini, fino ad arrivare all’induzione di una vera e propria dipendenza. Quest’ultimo aspetto vale soprattutto per gli adolescenti, è vero, ma… i bambini di oggi sono gli adolescenti di domani!
  • I Social Network possono ridurre i rapporti amicali “veri”, vis-a-vis, e di conseguenza compromettere la capacità di instaurare e gestire i rapporti umani, incidere sul normale processo di socializzazione e formazione della personalità (gli adolescenti di oggi sembrano molto sicuri di sé mentre in realtà sono sempre più soli e questa solitudine viene correlata con l’abuso di sostanze, droghe o alcool, che diventano “strumenti”, medium, per riuscire a relazionarsi con gli altri e per gestire le emozioni). Ricordiamo a questi ragazzi che il mondo non può essere solo virtuale! La vera identità di una persona non è quasi mai quella digitale!  I contatti di Fb non sono tutti “friends”!
  • Anche la TV non è esente da rischi (e questo l’ho già sottolineato in diversi post!): prima di tutto dobbiamo ricordare che anche il più banale dei cartoni o degli spot pubblicitari trasmette valori, ideali e una particolare filosofia di vita: è naturale dunque che una esposizione scorretta a questo mezzo rischia di mettere in secondo piano il ruolo della famiglia e della scuola nell’educazione; il bambino, più è piccolo, maggiormente agisce e impara per imitazione, e la TV in questo non ha rivali, perché sollecita in misura notevole l’immagine visiva. I genitori e gli insegnanti potrebbero arrivare a dover competere, nella trasmissione di valori, con personaggi dei cartoni animati, oppure con cantanti, attori, personaggi famosi dello sport e della TV.
  • La TV è un business. Ne consegue che i programmi per i bambini sono impostati per attrarli mediante pubblicità studiate ad hoc per vendere determinati prodotti…. e ora che Natale si avvicina è molto facile rendersene conto! Un genitore attento alle scelte alimentari e al consumismo critico-consapevole, ad esempio, fatica molto nella competizione con il mezzo televisivo!
  • Mentre per gli adulti l’ultimo modello di video-gioco rappresenta solitamente una semplice forma di svago, e in genere l’adulto sa distinguere realtà e mondo virtuale, per i bambini un video-gioco rappresenta molto di più: loro hanno la necessità di iniziare a conoscere e capire il mondo che li circonda e, per farlo catturano, qualsiasi tipo di informazione a disposizione. Il pericolo consiste soprattutto nella ricezione di informazioni negative (soprattutto quelle legate alla violenza), che il bambino non è in grado di riconoscere come tali e quindi di scartare.
  • La tecnologia abitua al “tutto e subito”, mentre l’attesa e la pazienza sembrano arti perdute. Il linguaggio digitale è veloce, mentre quello verbale, analogico, ha necessità di tempo, confronto e riflessione per essere interiorizzato. Leggere e scrivere sono due attività che necessitano di tempo per essere apprese e sempre più bambini sembrano non essere in grado di tollerare la frustrazione che deriva da questa attesa.
  • La tecnologia può dare emozioni – anche forti – ma non lavora sui sentimenti, non potrà mai regalare affetto, tenerezza, non può aiutare il bambino a costruire una propria personalità, una propria spiritualità ed una propria coscienza.

Dopo questa carrellata di “contro”, che – mi sono resa conto – sono più o meno tutti sovrapponibili, proviamo ad analizzare i “pro”.

Bambini-e-smartphone

PRO

  • I dispositivi tecnologici possono aiutare il bambino a sviluppare competenze cognitive, spaziali e motorie, perché consentono l’acquisizione del sapere a partire da un’esperienza, da un gioco divertente che mette alla prova le capacità. Oggi si parla spesso di Gamification per riferirsi aIl’utilizzo di elementi mutuati dai video-giochi in contesti di vita reale, per incentivare l’adozione di un comportamento, per aumentare la motivazione al compito (anche degli adulti), perché in fondo a tutti piace giocare, competere… vincere.. essere premiati..  Ho inoltre recensito più volte cartoni animati che reputo “intelligenti” ed educativi, ho utilizzato più volte Youtube come sostituto alla TV per proporre a mia figlia canzoncine in inglese, ho trovato alcuni giochi online come il Mahjong che possono essere utili per familiarizzare con le forme; in generale, ritengo che con un’attenta navigazione sia possibile trovare giochi interattivi che propongono anche le attività più “noiose” per un bambino (come imparare le tabelline, correggere gli errori sulle doppie in ortografia, ecc.) in modo addirittura divertente e quindi appagante. Quando si fa un esercizio e lo si termina correttamente a scuola non ci sono fuochi d’artificio, medaglie o diplomi, mentre online questo è possibile!
  • I Social Network, usati bene, hanno infinite potenzialità proprio nel facilitare la socializzazione (pensiamo alle persone molto timide, alle persone diversamente abili, ecc.).
  • Partiamo dal presupposto che un bambino nato oggi ha un cervello differente, a livello neurologico, da quello di un bambino nato 50-60 anni fa: forse questo bambino ha sviluppato meno la capacità di ascolto, scalpita e non sta mai fermo al banco quando l’insegnante parla… e parla.. e parla, ma allo stesso tempo potrebbe avere aumentato la propria capacità di memoria, avere una buona coordinazione occhio-mano e un’ottima capacità di ricerca viso-spaziale e altre diverse funzioni. Questo cambiamento pone una sfida importante soprattutto agli insegnanti che, tuttavia, possono decidere di viverla come un’opportunità, perché qualora imparassero un metodo di insegnamento più “globale”, meno tradizionale rispetto alla sola lezione frontale, probabilmente favorirebbero finalmente l’emergere di tutte le intelligenze di tutti i bambini (vedi “Intelligenze multiple” di Gardner). Dobbiamo tutti, genitori e insegnanti, aiutare i ragazzi a diventare protagonisti e non fruitori passivi di questa era, a sviluppare e creare un proprio metodo di apprendimento, un metodo personalizzato, congeniale, alternativo a quello che si impara sul banco tradizionale che va scomparendo. Un metodo che li aiuti a selezionare con coscienza i materiali, a distinguere l’utile dal meno utile o dall’inutile, a differenziare e a riconoscere i pericoli della rete che sono tanti.
  • La tecnologia può alleviare un po’ di fatica che deriva dalle incombenze e dai compiti giornalieri. Quando scrissi la mia Tesi di Laurea presi mille treni, girai per mille biblioteche, fotocopiai l’impossibile: oggi tutto ciò non serve più, c’è tutto su Internet! Tutte le informazioni, anche quelle più remote, sono diventate accessibili. Ovviamente è necessario discriminare ciò che è un dato vero da una bufala, ma alzi la mano chi rinuncerebbe a Word e tornerebbe alla macchina da scrivere, quindi, per non essere ipocriti, consentiamo ai bambini di usufruire delle stesse facilitazioni di cui godiamo noi, mantenendo tuttavia viva la loro manualità con altre attività stimolanti. Un domani avremo bisogno di ingegneri ma anche di parrucchieri, di panificatori, di pittori… e, tra l’altro, non vorrei dover essere obbligata a comprare scarpe senza lacci per tutta la vita!
  • La scrittura ordinaria su Internet e gli SMS hanno portato con sé le terribili abbreviazioni e, di conseguenza, si è impoverito il linguaggio e si è modificata la struttura logica del testo. Tuttavia, la capacità dei ragazzi di orientarsi nello spazio digitale è immensa rispetto alla nostra: gli adolescenti hanno sviluppato un’ottima abilità di “learning by doing” e sono abilissimi nel multitasking, multitasking che noi non dobbiamo temere perché le ricerche ci dicono che non implica di per sé scarsa attenzione, purché anch’esso insegnato e moderato.
  • Mi torna in mente un post scritto tempo fa: ve lo ripropongo perché è decisamente pertinente in ottica di “pro” tecnologia: “Mr Mitra e il buco nel muro”.

Mi rendo conto che tutti questi “pro” dipendono da “come” vengono usati gli strumenti tecnologici, e quindi mi trovo a ribadire la mia tesi iniziale, e cioè che è importante il ruolo del genitore, come quello dell’insegnante a scuola, nell’orientare il bambini e i ragazzi davanti ad una mole potenzialmente infinita di informazioni e scelte. Ci vuole un approccio integrativo, un approccio “ecologico” alla tecnologia.

Per non vietare ai bambini di vivere nella contemporaneità in cui sono immersi, il ruolo dei genitori diventa quello di lavorare sul senso critico e, quando il bambino è troppo piccolo per questo, di selezionare: la selezione ovviamente deve essere una selezione in termini di qualità e quantità. Est modus in rebus sosteneva Orazio: c’è una giusta misura in tutte le cose.

Il tema è certamente complesso e non ho la pretesa di essere stata esaustiva.. Ho solo tradotto in un post le riflessioni che faccio da tempo e le chiacchierate che condivido con genitori di tutte le età che si pongono più o meno gli stessi quesiti.

In sintesi, io credo sia possibile pensare di accettare la tecnologia continuando contestualmente a trasmettere ai nostri figli quello che oggi potrebbe sembrare “antico”, ma che preserva in sé un altro modo di essere bambini, in modo tale da offrire loro più opportunità, più stimoli e, allo stesso tempo, salvaguardare i loro bisogni, la loro identità, preservarne lo stupore davanti all’Universo, la fantasia, la creatività e la gioia di vivere.

Voi che ne pensate?

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