Bambini e sport: cambiare uno sport all’anno favorisce lo sviluppo cognitivo

Ormai dovreste sapere che sponsorizzo il movimento come “mediatore” e facilitatore dell’apprendimento (l’esempio più banale è quello delle tabelline), poiché ha l’indubbio vantaggio di coinvolgere il bambino e di farlo nella sua totalità, integrando il lavoro dei due emisferi.

Tutti gli esperti concordano inoltre sul fatto che lo sport è fondamentale nel percorso formativo dei bambini e per la loro salute, soprattutto dal momento che secondo le statistiche l’obesità e il sovrappeso colpiscono circa un terzo dei bambini.

La pratica sportiva favorisce la socializzazione, il rispetto delle regole e la lealtà: il bimbo imparerà le regole che si instaurano in un contesto sociale diverso da quello familiare.

Ma qual è lo sport giusto? Esiste uno sport migliore di un altro? Ne ho discusso con una mia ex insegnante di educazione fisica – e con la quale ho avuto la fortuna di collaborare in seguito come professionista – che ha una particolare e rara impronta educativa. Dopo una carriera spesa nell’insegnamento dello sport ai ragazzi nelle scuole, lei ha saputo darmi una risposta che in qualche modo, da mamma, mi ha spiazzata. Ma arriviamoci per gradi e ragionate con me, leggendo le risposte alle domande che sicuramente, come genitori, vi siete posti anche voi.

Innanzitutto, è giusto che i bambini in età prescolare facciano già uno sport?

La risposta in questo caso è abbastanza intuibile: l’importante è, per un bambino piccolo, poter fare attività fisica libera, soprattutto se all’aria aperta. Ovviamente se si abita nell’hinterland milanese, dove ci sono pochi parchi giochi e l’inverno è rigido, si può ripiegare su un’attività più “formale” e organizzata, iscrivendo il bambino a tutti quei corsi che ormai quasi tutte le palestre offrono per le diverse discipline sportive, sotto forma di gioco o di propedeutica rispetto a quella che sarà l’attività vera e propria (gio-karate, gioco-danza, ecc.), ma è bene ricordare che i bambini dovrebbero avere la possibilità di muoversi tutti i giorni e non solo una volta a settimana. Attrezzatevi per fare camminate, andate a scuola a piedi, cercate parchi gioco al chiuso, comprate una palla rimbalzante… insomma, siate creativi in modo da garantire sempre movimento ai vostri figli. Questo è importante per il loro sviluppo motorio e perché garantisce loro di sfogare l’energia in esubero. La responsabilità di questo aspetto così importante per lo sviluppo non andrebbe delegata alle palestre!

ll movimento all’aria aperta vale molto soprattutto per i bambini che tendono ad essere iperattivi, ma in generale i bambini dovrebbero ritrovarsi il più spesso possibile con gli amichetti in spazi non regolati dagli adulti, per imparare a gestire la relazione e lo scontro, e soprattutto dovrebbero essere portati spesso all’aria aperta per fare esperienze motorie stimolate dall’ambiente e dall’interazione con gli altri.

Un discorso a parte merita il nuoto, che – pur tenendo presente il parere contrario di diversi pediatri che puntano l’attenzione sui rischi per la salute fisica insiti nel far frequentare ad un neonato le piscine – si può proporre in età molto precoce. L’acqua piace molto ai bambini, ha un potere terapeutico in senso lato, ma non abbiate timore: anche qualora vostro figlio dovesse iniziare ad approcciare il nuoto ad un età più avanzata, non necessariamente avrà paura dell’acqua, anzi…

Quale sport scegliere dunque?
La prima regola in assoluto è osservare le inclinazioni del bambino. Facciamo un paio di esempi: per un bambino “impacciato”, che appare meno coordinati ed atletico, può essere una buona idee preferire gli sport di squadra, nei quali la frustrazione del perdere è condivisa nella squadra, evita di pesare in modo individuale scoraggiando il bambino; questo tipo di bambino – più di altri – dovrebbe essere spinto a fare più esperienze motorie perché, come avviene per l’apprendimento a scuola, una minore inclinazione può essere sopperita con l’esercizio. Un bambino che invece ha un’inclinazione più atletica e/o agonistica quasi sicuramente trarrà maggiore soddisfazione dallo sport individuale.

Ma… attenzione! Qui arriva la rivelazione… La cosa che maggiormente mi ha stupito, nella mia chiacchierata con la succitata insegnante, è che per i bambini in età scolare sarebbe utile e vantaggioso variare le attivitàsarebbe preferibile cambiare sport ogni anno. Da genitore avevo sempre considerato questa volontà di cambiare sport tutti gli anni come una forma di disinteresse, di incapacità di scelta controproducente e, soprattutto, vedevo in questa modalità di azione un peso in più per noi genitori, sballottati da una palestra all’altra senza avere nemmeno il tempo di capire bene come funzionano le cose.
Ragionandoci, tuttavia, è evidente che ogni sport ho un obiettivo diverso e quindi stimola il bambino in modo diverso: se gli sport con la palla sono ideali per sviluppare la coordinazione degli arti inferiori e superiori, altri sport come la ginnastica artistica, ritmica e le arti marziali sono adatti a sviluppare la padronanza corporea, lavorano molto a livello posturale, stimolano la capacità di percepire il proprio corpo in modo segmentato e acquisirne il controllo, e così via.

Cambiare sport per i bambini è ottimo, perché consente loro di esplorare le proprie inclinazioni, ma soprattutto di sviluppare la propria capacità corporea con stimolazioni nuove e diverse.
Nel fare sempre lo stesso sport ci sarebbero anche delle controindicazioni: infatti, un bambino che fa sempre lo stesso sport, di anno in anno, può incorrere in “stereotipi motori e mentali” e poi faticare successivamente in contesti sportivi differenti.

Non potendo ovviamente forzare i figli a cambiare sport ogni anno, un buon compromesso potrebbe essere quello di sfruttare le vacanze scolastiche estive, che sono un’ottima occasione per far provare sport diversi dal solito per periodi limitati.

 bambini e sport

Un’altra regola che sarebbe bene tenere a mente è che si tratta sempre di bambini, non di piccoli atleti e per questo sarebbe utile non spingerli verso attività agonistiche in maniera prematura e/o forzata. Lo sport, nell’età della Scuola Primaria, serve soprattutto per sviluppare le capacità motorie, la consapevolezza del corpo, le capacità di coordinamento, ecc.

Da questo punto di vista sarebbe opportuno poter scegliere a chi affidarsi, selezionare insegnanti bravi, che abbiano le capacità di avvicinare correttamente i bambini allo sport, sia come attività formativa per il fisico, sia come attività formativa dal punto di vista della maturazione e della crescita psicologica. Nello sport c’è relazione con l’altro, confronto con i propri limiti: diventa fondamentale la capacità dell’insegnante di aiutare il bambino a gestire eventuali difficoltà relazionali, gli insuccessi e le diverse difficoltà che potrebbe incontrare. Spesso, purtroppo, coloro che insegnano lo sport ai bambini sono volontari senza una preparazione educativa, ma trovare un bravo insegnante è davvero una parte importante della scelta dello sport: il bambino deve sapere che c’è una persona che lo accoglie, lo ascolta e lo può sostenere nelle difficoltà.

Questa constatazione è ancor più valida per gli sport individuali, nei quali il carico emotivo può essere molto pesante da reggere per un bambino. Il bambino è da solo e si confronta (o scontra) con altri: è possibile notare come ci siano bambini che, anche se bravi o capaci, non vogliono affrontare gli incontri dove si vince o si perde, perché questo li carica di tensione.

Un’ultima considerazione: sarebbe bello non vedere i genitori trasformarsi in hoolingans sugli spalti durante le partite domenicali: gli allenamenti e le gare andrebbero seguiti in modo discreto, lasciando spazio all’insegnante, senza mai screditarlo, facendo i complimenti al bambino per i suoi piccoli e grandi successi, ma anche quando non vince, premiando l’impegno e lo sforzo. Gli adulti devono, in ambito sportivo, come del resto in ogni ambito di vita, dare il buon esempio, seguendo uno stile di vita attivo, dando chiari segnali di sportività verso gli avversari e verso l’arbitro, anche quando si guarda una partita in TV.

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