Astinenza da natura

Proprio così, esiste una Sindrome da Astinenza da Natura: Nature Deficit Desorder (NDD).

Il termine è stato coniato da uno psicoterapeuta americano, Richard Louv, nel 2005.

Dopo di lui, tutti i manuali di psichiatria hanno iniziato a parlare di NDD come di una malattia causata dall’urbanizzazione odierna esasperata (… non so perché ma mi è rimbalzata in testa “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano… e quando cantava correva l’anno 1965!) e che colpisce soprattutto bambini e giovani abitanti delle grandi metropoli.

deficit da natura

I sintomi vanno da sensazioni di sradicamento dal mondo, difficoltà di concentrazione, stress, insicurezza, difficoltà relazionali, sovrappeso, ansia e depressione. Si fa riferimento a questo disturbo anche come alternativa al Deficit di Attenzione e Iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD) che indica quei bambini molto irrequieti, con difficoltà nel prestare attenzione, nell’ascoltare, nel seguire le indicazioni e nel concentrarsi nei compiti loro affidati.

In effetti questi bambini “vivaci” (che forse son sempre esistiti ma mai diagnosticati) migliorano il proprio comportamento quando hanno la possibilità di muoversi in ampi spazi e stare all’aria aperta.

Le cause della Sindrome da Astinenza da Natura sono da ricercarsi nella carenza di esperienza con gli ambienti naturali quindi animali, piante, in generale spazi all’aperto.

Si parla di un disturbo endemico nelle società odierne occidentali dove i bambini passano quasi il 90% del loro tempo davanti alla TV, al computer e/o ai videogames oppure sono costretti a stare seduti per ore in macchina in mezzo al traffico. Bambini che non conoscono gli alberi, gli animali se non attraverso le rappresentazioni multimediali.

I numeri più allarmanti arrivano dagli Stati Uniti e dalla Cina dove da oltre dieci anni si osserva il fenomeno.

In Cina risulta quasi improprio parlare di “astinenza”, perché essa presuppone un’esperienza pregressa,  proprio quella che manca ai “nuovi cinesi senza natura” che subiscono un pericoloso e totale distacco dalla natura e una deprivazione dell’esperienza dei meccanismi della vita.

Io sono cresciuta in campagna, sbucciandomi le ginocchia a forza di correre, andando a prendere le uova nel pollaio della nonna, cogliendo la frutta dagli alberi… per me è difficile concepire una Vita, degna di tale nome, senza Natura, eppure ho scoperto che anche in Italia alcuni bambini pensano che “il latte nasce nei banchi frigo dei supermercati” e che “le verdure vengono dagli alberi”.

Forse in Italia è prematuro parlare di Sindrome da Astinenza di Natura ma non è prematuro iniziare a riflettere ed intervenire in modo preventivo sul rapporto bambino-ambiente naturale.

Piccoli gesti, come fare l’orto a scuola, piantare un seme, visitare una fattoria didattica nel weekend, organizzare un picnic fuori porta la domenica con tutta la famiglia, forse possono fare la differenza. O forse dovremmo imparare prima noi adulti a proteggere la Natura e a viverla prima che scompaia sotto qualche grattacielo.

Forse potrebbe tornare utile uno dei libri di Richard Louv, che peraltro ho scoperto avere un curriculum di tutto rispetto (è editorialista del ‘New York Times’ e del ‘Christian Science Monitor’, è consigliere del National Scientific Council nonché fondatore del Children and Nature Network) ed ha scritto ben 7 libri su vita familiare ed ecologia sociale.

Trovo che “L’ultimo bambino nei boschi” sia un libro tristemente illuminante e anche, ebbene sì, che abbia una copertina adorabile!

L'ultimo Bambino nei Boschi

Oppure, più prosaicamente, potreste optare per il sempreverde ma ormai sconosciuto alle nuove generazioni:

 

Il Manuale delle Giovani Marmotte
Autori Vari

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

Fonti info: Wikipedia,  www.lastampa.it 17/10/2013, http://www.annaoliverioferraris.it, www.informasalus.it

Fonte immagine: http://blogs.longwood.edu/roots/2013/02/03/nature-deficit/

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