Un film per l’autostima: Gifted Hand: il dono

Quando attraverso un periodo di sconforto o sfiducia (ebbene sì, anche gli psicologi non sono esenti da “periodi no”!), quando ho bisogno di qualcosa che mi dia la giusta ricarica emotiva, mi metto a ricercare attivamente stimoli positivi che attenuino il malessere o che comunque garantiscano una ripresa in tempi rapidi. Per un po’ di tempo mi concedo di leccarmi le ferite, di “galleggiare” in attesa di tempi migliori, ma poi so benissimo – altrimenti predicherei bene e razzolerei male – che devo trovare la forza, con piccole cose, per tirarmi su.

Frequentemente la mia scelta ricade sui libri, le mie adorate pillole di carta, ma può accadere anche che sia sufficiente una poesia o una canzone ad hoc, mentre altre volte mi auto-prescrivo non una pillola di carta bensì una pillola di celluloide, ossia un film che mi garantisca immedesimazione totale, ad effetto quasi auto-ipnotico ed efficacia immediata.

La scelta di un film è un po’ più complessa rispetto alla scelta di un libro, perché il successo di botteghino non è garanzia di qualità, soprattutto quando l’intento è quello di ricercare idee, sentimenti e pensieri che siano utili per il raggiungimento di un miglior stato di benessere. Qualsiasi film può potenzialmente andare bene: film catartici, per consentire libera espressione ad emozioni represse, oppure commedie, purché “di spessore”, ossia film senza necessità di particolari effetti speciali ma con una trama consistente, film che alla fine lascino pensieri positivi su cui riflettere (non un “cinepanettone” insomma!); molti film contengono in questo senso contributi interessanti e sarebbe sufficiente “leggerli” con occhi diversi; ci sono tuttavia film specifici - che uso anche quando faccio formazione – che calzano a pennello per i momenti di scarsa autostima e/o motivazione.

Il film del quale intendo parlarvi è la summa di tutto ciò che intendo quando parlo di “sviluppo del potenziale umano”. Il titolo è Gifted Hand: il dono.

gifted hands

La pellicola è del 2009, è diretta da Thomas Carter ed ha il suo valore aggiunto nel fatto che la storia narrata è biografica, ossia parla della vita vera di uno dei più famosi neurochirurghi al mondoBenjamin Carson (interpretato dall’attore Cuba Gooding Jr.), tuttora vivente e praticante. Quando c’è l’happy end non si può affermare: “Sì, però è una favola!” per auto-giustificare il proprio immobilismo e la propria inerzia.

Il film inizia nel 1987 quando un neurochirurgo, Ben Carson, al John Hopkins Hospital (Baltimora, Maryland), non sa decidersi se affrontare uno degli interventi più difficili e rischiosi della sua vita: la separazione di due gemelli siamesi uniti nella parte finale della testa. Le operazioni simili erano sino a quel momento fallite, comportando la morte di uno o di entrambi i gemelli.

A questo punto inizia un lungo flashback che ripercorre le fasi della vita di Ben, a partire da quando aveva 11 anni, aveva una scarsa istruzione e poca motivazione. Prendeva sempre “F”, cioè il voto peggiore, e aveva scatti d’ira tali da provocargli continui richiami dalla presidenza. Nessuno però si stupiva, perché Ben era un ragazzino di colore, poco intelligente, che viveva con il fratello Curtis e la madre, povera e anch’essa poco istruita, nei sobborghi di Detroit: cosa ci si poteva aspettare da lui? Il suo futuro non sembrava certamente promettente. Ben non era certo nato con la camicia!

La metamorfosi inizia nel momento in cui la madre, sola e gravemente depressa dopo il divorzio, ma con una forte dedizione e spirito di sacrificio, convince i figli a non perdere troppo tempo guardando programmi televisivi futili e li costringe letteralmente ad un duro lavoro su loro stessi che comprende, tra l’altro, la lettura e il riassunto di due libri a settimana. Ben entra per la prima volta nella Biblioteca locale, inizia a sviluppare interessi, ad apprezzare l’arte e  la musica classica.

I voti iniziano ad essere eccellenti ma i pregiudizi razziali lo costringono a cambiare scuola. Le difficoltà non sono dunque finite, ma il cammino “da perdente” ha già preso una strada diversa. Forse ora qualcuno scommetterebbe sul futuro di Ben.

Il film (tratto dal libro Mani miracolose, Editrice Uomini Nuovi, che comprende la biografia completa) è ovviamente incompleto e non racconta che, una volta terminato il Liceo, furono mandati rappresentanti dalle migliori università, come Harvard e Yale, per reclutare Ben con offerte e contributi. Nell’autunno 1969 Ben fu accettato all’Università di Yale e gli fu anche offerta un’ottima borsa di studio accademica. Non si racconta neppure che durante i suoi anni di studio, dovette svolgere diversi tipi di lavori per mantenersi (lavorò in un laboratorio di biologia, in un ufficio paghe, in una squadra che toglieva rifiuti dalle strade, in una ufficio postale, in un’azienda di automobili e in un laboratorio di radiologia). Ben quindi, oltre alla camicia non ha mai avuto nemmeno la pappa pronta!

Dopo Yale, Ben si iscrive alla Facoltà di Medicina del Michigan, una delle migliori degli Stati Uniti. Nell’estate tra il diploma e l’Università medica, lavora in un’acciaieria dove diviene cosciente di avere un’ottima coordinazione occhio-mano, talento che in seguito lo farà diventare un ottimo chirurgo.

Dopo la Laurea inoltra la domanda di ammissione alla scuola di specializzazione in neurochirurgia di uno degli ospedali più prestigiosi del mondo, ovvero il “John Hopkins Hospital”, che abitualmente accetta solo 2 candidati all’anno: 4 anni più tardi Ben, nonostante i pregiudizi razziali, diventa addirittura Primario del reparto di Neuropsichiatria pediatrica a soli 33 anni nonchè modello di riferimento per tutti.

Il film riprende da dove lo si era interrotto. Ben ora ha una famiglia, denaro e riconoscimenti da tutti. Ad un anno dalla sua nomina, Ben riesce a compiere un’impresa considerata straordinaria: curare con una rischiosissima emisferectomia una ragazzina affetta da frequenti episodi convulsivi legati all’epilessia, e che nessun altro medico era riuscito ad affrontare. Il successo è così straordinario da diventare una grande notizia per giornali e televisione. Oltre alla carriera arriva la fama!

L’intervento che tuttavia lo fa entrare a pieno titolo nella storia della medicina è proprio la separazione dei gemelli siamesi nel 1987: l’operazione innovativa e rischiosissima durò 22 ore e riunì nella stessa sala operatoria circa una settantina di professionisti tra medici e infermieri.

Per chi è credente, nel film si fa spesso riferimento alla fede in Dio (Ben Carson fa parte della Chiesa cristiana avventista del settimo giornocome unico fattore decisivo nelle situazioni critiche, ma non sottovaluterei la fiducia umana nelle proprie potenzialità e nei “miracoli” più prosaici realizzabili nel nostro cervello, dal quale Ben era sempre stato affascinato.

Avrei potuto prendere come esempio – peraltro sfruttatissimo nei corsi sulla crescita personale e il successo - Steve Jobs, l’imprenditore statunitense cofondatore della Apple: anche lui è partito da un garage ed ha raggiunto fama mondiale e successo, ma ciò che ho in mente, quando penso allo sviluppo del talento, è qualcosa che sia legato ad uno scopo nella vita più “elevato” dell’invenzione di un computer (seppur lodevole): la meta perseguita da ciascuno di noi non dovrebbe essere solo personale, egoistica, ma tendere ad un benessere più globale, dell’intera umanità, magari dell’intero universo. In questo senso, la scelta professionale di Ben Carson mi sembra più aderente al mio pensiero.

Ben Carson si è inoltre rivelato un uomo estremamente talentuoso ma anche colmo di umiltà, compassione, coraggio e sensibilità, ponendosi volontariamente come un modello per i giovani e per chiunque necessiti di incoraggiamento per tentare ciò che apparentemente sembra impossibile e per eccellere in qualsiasi campo: “Una persona di valore oltre che di successo” come direbbe Einstein.

Ben Carson ha corso dei rischi, in modo non incosciente ma saggio, perché solo correndo qualche rischio si riescono a raggiungere i sogni e a migliorare il mondo che ci circonda; inoltre non si è mai nascosto dietro alcuna giustificazione nei momenti di difficoltà… qualità sempre più rara al giorno d’oggi! Una scena emblematica del film lo vede arrivare in ritardo in reparto, essere rimproverato e lui non si giustifica banalmente (ne avrebbe in realtà tutte le ragioni perché nella notte sua moglie ha abortito i due gemelli che portava in grembo), non si scusa, non si fa commiserare, non usa una parola di troppo: semplicemente promette che non accadrà più ed inizia a lavorare. Da questi dettagli si intuisce lo spessore umano delle persone!

Al colloquio di ammissione, alla domanda che segnerà la svolta della sua vita: “Perchè dovremmo scegliere Lei?”, Ben dà una risposta sincera e istintiva che gli fa conquistare il posto tanto ambito: “Il cervello è un miracolo… Ci crede nei miracoli? Non molti medici ci credono… Non c’è molta fede tra i medici… Studiamo cartelle cliniche, sezioniamo cadaveri, è tutto molto tangibile, concreto.. Ma il fatto è che c’è una marea di cose che non riusciamo a spiegarci, credo che tutti siamo capaci di compiere dei miracoli, quassù (Ben si tocca la testa).. Che tutti noi possediamo doni e capacità straordinarie…Guardi Handel: come ha potuto compiere un’opera come “Il Messiah” in sole tre settimane? Questo è il canale, la fonte, l’ispirazione per compiere incredibili risultati”. 

In effetti, mettetevi a testa in su e guardate la Cappella Sistina con gli affreschi di Michelangelo, ascoltate L’Inno alla gioia di Beethoven: sono opera di uomini, uomini come tutti noi… Uomini che hanno scoperto e messo a frutto un talento. Le loro opere hanno la rara capacità di ingentilire ed innalzare lo spirito umano! Perché mai noi non dovremmo avere un nostro talento??

Si può nascere in una situazione di maggiore o minore svantaggio, si può nascere “con la camicia”, è innegabile, ma ciò che accade realmente oggi è che la maggior parte delle persone nasce “ben coperta” (gode cioè di buona salute, non è indigente, ha una famiglia protettiva, ha la pappa quasi sempre pronta in tavola, ecc.), ma si lamenta ugualmente, si vittimizza, oppure si adagia nella comodità. Non si tratta di talenti mancati, ma di talenti sprecati! Per fortuna, alcune persone, sempre più rare, anche se nati senza camicia, magari nudi dalla cintura in su, riescono a riscattarsi e, grazie alla determinazione, raggiungono posizioni di successo concorrendo magari allo sviluppo ed alla prosperità di tutta l’umanità.

Ad avere un forte impatto nella vita di Ben è stata sicuramente la madre, e questo può indurre riflessioni sul ruolo genitoriale, sul peso delle nostre parole, sulla nostra capacità di trasmettere fiducia nelle capacità e nei talenti dei nostri figli; tra le frasi che, tra uno sbuffo e un altro, era solita ripetergli: “Tu hai tutto il mondo qui dentro (indicava la testa), devi solo riuscire a vedere al di la di quello che riesci a vedere” “Tu puoi fare quello che fanno gli altri, solo che puoi farlo meglio”. Io le trovo molto belle, significative, e voi?

Non si tratta di mirare all’onnipotenza, ma di non sprecare ciò che abbiamo, di crescere nel senso più vero del termine, e di continuare a farlo tutta la vita.

Oltre alla pratica medica, come ho anticipato, Ben ha deciso di dedicare parte del suo tempo ai giovani, scrivendo libri e tenendo discorsi pubblici motivazionali. La sua filosofia di vita verte sull’impegno, sulla determinazione, sull’aspirazione di realizzare i propri desideri con tutte le proprie forze e sulla fede in Dio.  

think big ben carson

Il suo pensiero si può riassumere così: <<THINK BIG >> ossia <<Pensa in grande!>>, dove:

T – Talents/Time sta per TALENTO/TEMPO: impara a riconoscere e accettare i doni che Dio ti ha dato. Sviluppa questi talenti e usali nella carriera che scegli. Ricorda che questi doni ti assicurano un vantaggio. Impara l’importanza del tempo. Quando sei puntuale le persone possono dipendere da te e così dimostri la tua affidabilità.

H – Hope sta per SPERANZA: non andare in giro con il viso tirato, aspettando che ti capiti qualcosa di brutto. Anticipa le cose buone e vedile quando arrivano.

I – Insight  sta per DISCERNIMENTO: ascolta e impara dalle persone che sono già state là dove tu vuoi andare. Imparate dai loro trionfi e dai loro errori.

N – Nice sta per CORTESIA: sii cortese con tutte le persone. Essere gentile, amichevole e utile è decisamente meno faticoso e riduce di molto la pressione.

K – Knowledge sta per CONOSCENZA: se sei perspicace, e in particolare più perspicace di chiunque altro nel tuo campo, diventi inestimabile. La consapevolezza è la chiave per una vita indipendente, per tutti i tuoi sogni, per le tue speranze e aspirazioni.

E poi:

B – Books indica i LIBRI: l’apprendimento attivo dalla lettura è migliore dell’apprendimento passivo, quale ascoltare delle conferenze o guardare la televisione. Sviluppiamo le nostre menti leggendo, pensando e raffigurandoci le cose da noi stessi.

I – In-Depth indica l’APPRENDIMENTO ESAURIENTE: coloro che apprendono scoprono che la conoscenza acquisita diventa una parte di loro. Possono così comprendere di più loro stessi e il loro mondo e continuano a costruire sull’apprendimento accumulando nuove informazioni.

G – God indica DIO: niente è troppo grande per Dio e niente può spingere Dio fuori dalla tua vita

Vi lascio con questa bellissima immagine di quando Ben Carson ha ricevuto nel 2008 dal Presidente George W. Bush la medaglia presidenziale della libertà, una delle maggiori onorificenze civili negli Stati Uniti.

medaglia ben carson

Buona visione!

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