Esercizio di auto-aiuto sulla resilienza: il contenitore sicuro

Da un po’ troppo tempo non arricchisco la sezione dell’Auto Aiuto.. rimediamo subito con un esercizio simile alla Rete di protezione, un esercizio semplice,carta e matita che vi rivelerà qualcosa dei vostri meccanismi di stress coping, la capacità di reagire allostress (quindi la vostra ‘resilienza’) e, se siete stati colpiti da un evento traumatico la cui memoria vi angustia tutt’ora, vi aiuterà a creare una strategia per avere più controllo e saper meglio gestire i ricordi penosi. Ricordiamo che i meccanismi di stress coping sono tutte le strategie che autonomamente mettiamo in atto per far fronte a uno stress acuto o traumatico.

Sono risposte sia spontanee che apprese del nostro organismo e della nostra psiche che vanno da alterazioni biofisiche a modificazioni del normale comportamento, ma che servono allo scopo di ‘sopravvivere’ psichicamente agli effetti di un grave stress potenzialmente patogeno. Questi meccanismi, anche se a volte possono sembrare strani o ‘disturbanti’ hanno tutti un obiettivo vitale: difenderci e proteggerci dalle conseguenze dannose del trauma subito.

In alcuni casi però questo bisogno difensivo diventa così massiccio da costituire esso stesso un ostacolo alla ripresa di una vita normale. Ad esempio, per evitare di ritrovarmi in condizioni analoghe a quelle che hanno generato il trauma smetterò di andare in auto dopo un incidente o di avere rapporti dopo essere stata vittima di stupro o di stare in luoghi affollati dopo essere stata evacuata da un edificio in fiamme. È importante perciò che i nostri meccanismi di coping siano efficaci ma anche flessibili e adattabili all’evoluzione del processo di elaborazione del trauma e ai cambiamenti che avvengono al passare del tempo.

I meccanismi di coping migliori sono quelli adatti alla nostra personalità e al nostro stile di vita: a volte sono quelli che spontaneamente adottiamo in situazioni di stress ma a volte insistiamo invece a fronteggiare i momenti critici con modalità utilizzate che non sono più adeguate o che hanno già fallito di proteggerci in passato. Perciò è importante esaminare i propri meccanismi di stress coping e apprenderne anche di nuovi, questo è l’obiettivo del secondo esercizio di questo mese: seguite le istruzioni e lo sperimenterete voi stessi.

Esecuzione

• Prendete un foglio di carta abbastanza grande (almeno di dimensioni di un foglio da lettera) e una matita (se vi piace anche dei colori).
• Pensate a un evento o situazione traumatica o stressante che avete vissuto in tempi relativamente recenti.

Vi consiglio la prima volta che fate questo esercizio, di non scegliere vicende accadute nella vostra infanzia.

• Date a questo evento una forma: potrà essere la forma riconoscibile di cose o persone o una forma astratta che lo rappresenti simbolicamente o semplici linee o colori; qualsiasi rappresentazione scegliate va bene se è quella che è apparsa nella vostra mente ripensando al fatto. Adesso disegnatela o dipingetela sul foglio.
• Quando avete finito pensate di mettere questa ‘cosa’ in un contenitore sicuro: un posto cioè che la contenga e che abbia un sistema di apertura/chiusura del quale solo voi possedete il meccanismo.
• Disegnate o dipingete questo contenitore e il suo sistema di accesso.

contenitore sicuro
• Adesso immaginate un luogo dove volete portare o dove il vostro contenitore già si trova e disegnatelo: può essere un luogo fisico reale ma anche uno spazio astratto, un posto che conoscete bene o un luogo di fantasia. L’importante è che sentiate che quello è il posto giusto per il vostro contenitore e che lì è al sicuro.
• Fate un passo indietro e guardate il vostro disegno nell’insieme.

Prendetevi del tempo per osservarlo e per rifare il percorso che avete fatto al contrario: immaginate di raggiungere quel luogo, trovare il contenitore e controllare la serratura. Lì dentro c’è il vostro ricordo: chiuso e sicuro.

Commenti

Questo esercizio non cancellerà i ricordi penosi di quell’evento (dimenticare eventi del genere è impossibile o controproducente perché non ci aiuta a sviluppare consapevolezza e resilienza) ma vi permetterà di non farvi invadere da memorie penose sulle quali non avete più controllo.
Quando vi sentirete più forti e sicuri, potrete riaffrontarli e rielaborarne il significato nella vostra vita.

Le caratteristiche del vostro contenitore e del luogo dove lo avete posizionato possono anche darvi indicazioni preziose sulla specificità dei vostri meccanismi di coping:
vi riconoscete nella scelta del contenitore e del luogo? Riconoscete nelle vostre scelte qualche aspetto che gli altri spesso rilevano in voi?

Vi suggerisco di conservare il vostro disegno, sarà interessante riguardarlo fra qualche anno e pensare se lo ridisegnereste ancora così: i meccanismi di coping cambiano col tempo e con le esperienze di vita che facciamo.

Fonte info: www.psicotraumatologia.org

5 thoughts on “Esercizio di auto-aiuto sulla resilienza: il contenitore sicuro

  1. è bellissimo, utile, non lo conoscevo. credo proverò a proporlo abbinato a qualche meditazione, e che proverò a farlo,a sperimentarlo su di me, prima di tutto.
    Ps: esaurisco tutte le mie energie tra nuovi impegni di lavoro e piante da sistemare nell’orto, ma sentiamoci! hai qualche idea di come iniziare una collaborazione, per iniziare sul nuovo sito (hai già avuto modo di vederlo?). A me piacerebbe che tu scrivessi qualcosa nella sezione di approfondimento o che magari escogitassimo una serie di interventi su un tema… quando hai tempo scrivimi, se ti va. A presto!

    • Prova, osserva e non giudicare.. Poi se hai necessità fai un fischio. Mi complimento per il nuovo sito, dolce e forte, semplice e non scontato, proprio come te. Un abbraccio.

  2. Ciao, ho provato a entrare i questo esercizio e… l’aver visualizzato una cosa abbastanza orrida e averla “rinchiusa” in un loculo al cimitero è accettabile? :D
    Un saluto

    • Ciao.. Non ho capito bene se hai visualizzato o disegnato. L’esercizio prevede il disegno di un’evento spiacevole, la chiusura in un contenitore ermetico e poi la messa in ulteriore sicurezza in un luogo a te accessibile. Senza oltretutto vedere il disegno diventa difficile dare indicazioni e sarebbe deontologicamente scorretto trattare un tuo vissuto nel blog: rientra nell’ambito della consulenza privata. L’unica considerazione che mi viene spontanea è che il “contenitore” è una risorsa immaginale che serve a mantenere parte del materiale psichico in “stand by”, lo mette in un compartimento stagno meno accessibile alla coscienza, in modo che non interferisca con la quotidianità. Se il loculo non ti genera ansia potrebbe anche andar bene.. ma ho i miei dubbi.. Ciao

      • Grazie per la risposta. Prima ho solo visualizzato, poi ho disegnato. C’era anche il contenitore, ma alla fine mi aveva colpito che mi fosse arrivata l’immagine del loculo. In realtà mi ha messo tranquillità, come a dire: quell’esperienza spiacevole non c’è più, è finita!
        Ci dovrò riflettere un po’ su…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Website Protected by Spam Master


È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>