Cartoni animati educativi per grandi e piccini: coccoliamo il nostro immaginario

Oggi vorrei parlare di nuovo di animazione, di pillole di celluloide, ma di animazione non solo per i più piccoli, bensì per tutte le età, perché si tratta di un mix ben riuscito tra il mondo fiabesco e quello dei romanzi.

Ho conosciuto il lavoro di Hayaho Miyazaki, fumettista, animatore e sceneggiatore giapponese, solo l’anno scorso – quale ignoranza avevo! – quando nelle sale hanno proiettato Kiki, consegne a domicilio, storia dell’educazione e dell’anno di noviziato di una piccola strega in una deliziosa cittadina di mare. Mia figlia, che all’epoca aveva 5 anni, è rimasta decisamente incantata, io e il padre pure, e così ho approfondito “il tema”.

Kiki - Consegne a domicilio

Saprete ormai che non sono contraria ai cartoni animati per principio, ma mi piacerebbe avere la possibilità di selezionare sempre accuratamente cosa viene visionato dai bambini, perché ho maturato ormai la ragionevole certezza che i cartoni abbiano il potere di influire – come accade con i film e il mondo degli adulti – le emozioni, i pensieri, i comportamenti, forse persino l’intelligenza e il carattere dei bambini. Cartoni animati con un ritmo troppo veloce, frenetico (un esempio tra tutti? SpongeBob, la spugna più famosa del mondo) sembrano ad esempio peggiorare la concentrazione dei bambini a causa della sovrastimolazione (la ricerca che lo dimostra la potete conoscere qui). Va da sè che far vedere questo cartone ad un bambino già ipercinetico e iperattivo è un grande auto-goal. Peccato che non sia semplice trovare cartoni con un ritmo più dolce (fatta eccezione per quelli per la fascia 0-3), senza violenza, con una bella morale e che siano in qualche modo educativi e arricchenti.

Per i più grandi, parallelamente, è bello pensare di poter staccare un po’ la spina dalla quotidianità con un film: ci vuole, ogni tanto, qualcosa che faccia sognare ad occhi aperti, che coccoli e risvegli il nostro immaginario, sempre più assopito, bistrattato, scalzato dalla lucida razionalità e relegato agli artisti di mestiere.

Sarebbe decisamente una piacevole esperienza se tutta la famiglia, bambini, ragazzi e adulti, potesse condividere un paio d’ore di serenità vedendo una storia in grado di far dimenticare per un po’ di tempo i brutti voti a scuola, il compagno antipatico o le bollette e il mutuo da pagare e, in generale, tutti i pensieri più bui.

Le storie di Hayaho Miyazaki hanno tutte le carte in regola per regalare questa spensieratezza sempre più rara o relegata al mondo infantile: ho scoperto che, non a caso, è valutato come uno dei migliori 10 registi viventi, ha ricevuto un Oscar, l’Orso d’Oro a Berlino e il Leone d’Oro alla carriera a Venezia; sembrerebbe che, ormai, il mondo degli anime e il suo stile inconfondibile siano riconosciuti e rinomati in tutto il mondo (la Disney ha ammesso di aver tratto ispirazione dai suoi film!), ma non so, onestamente, quanti italiani conoscono le sue fantastiche storie e la sua produzione cinematografica (fatta eccezione per il lungometraggio da lui diretto “Lupen III – Il castello di Cagliostro” e per la scenografia di “Heidi”). Si tratta di una lacuna assolutamente da colmare!

Oggi, grazie ad una promozione ad hoc su Amazon, Kiki non è più nella Lista dei desideri, ma finalmente è a casa mia insieme ad altre 4 preziose pellicole di Hayao Miyazaki.

Hayao Miyazaki collection

Quali gli ingredienti delle sue storie?

Magia e soprannaturale in primis, storie epiche (come nelle fiabe “vere”, degne di questo nome, con tanto di riti di passaggio/iniziazione) in cui è bello identificarsi con gli eroi – e, soprattutto, le eroine (il genere femminile è decisamente quotato!), poesia inserita nel quotidiano, colori pastello dal sapore nostalgico, disegni delicati, semplici e allo stesso tempo minuziosi (nei quali ogni dettaglio sembra avere un suo preciso significato), ritmi lenti o coinvolgenti ma mai frenetici, piccole meraviglie/invenzioni che generano stupore e incanto, musiche che aderiscono come velluto alla narrazione. Non mancano un pizzico di ecologia, con la magnifica idea di una possibile comunicazione “Essere Umano-Natura” (“Nausicaa nella Valle del vento” ad esempio è ambientato in un paesaggio post-apocalittico e con uno spirito tanto ambientalista da essere presentato dal WWF) e qualche elemento fantascientifico “steampunk” per unire passato e futuro.

Miyazaki, un vero visionario, nel senso buono del termine, figlio e nipote del direttore e del proprietario di una industria aeronautica, avrebbe tanto voluto volare come pilota, aveva questa passione che purtroppo non poté realizzare per problemi di salute,  e ha sublimato il desiderio disegnandolo in tutte le sue declinazioni. Non a caso Ghibli (il nome del suo studio cinematografico di film d’animazione) vuol dire “vento” (il vento che fa volare le nuvole in cielo e muove i fili d’erba) e il “volo” ritorna in differenti film (volano gli aerei e altre macchine volanti, i castelli stanno sulle nuvole, ma volano anche le streghe sulle scope, e tutte queste magie consentono allo spettatore di varcare con leggerezza la soglia tra “il possibile” e “l’impossibile”, tra “il reale” e “la fantasia”): forse sono anche questi aspetti, questi simbolismi più o meno ermetici e questa costante voglia di sfidare la forza di gravità, questo sguardo sempre rivolto all’insù per rimirare il cielo, che mi fanno apprezzare particolarmente questo regista.

A volte le storie e i sentimenti suscitati non sono dolci né teneri: sono malinconici, a volte struggenti, ma la vita è un insieme di tutte questo, no? La vita, la morte, l’amore, i sogni si intrecciano in modo inscindibile, mentre i piccoli e i grandi avvenimenti si mescolano senza soluzione di continuità.

Le protagoniste sono spesso bambine, bambine normali con le normali paure, i loro problemi di crescita, ma capaci di trasformarsi in eroine, di cambiare la propria vita e la vita di chi sta loro accanto. Legata all’infanzia con un immaginario filo rosso c’è la vecchiaia, celebrata nel film “La città incantata”, nel quale il fatto di essere trasformata in una novantenne, per la protagonista, non è un problema insormontabile, nel senso che non toglie nulla alla sua bellezza e alla sua energia interiore.

Da non dimenticare quindi le qualità e le potenzialità pedagogiche di questo Autore, giocate proprio sull’attenzione e l’importanza date all’atteggiamento che si ha nella vita piuttosto che dell’aspetto fisico esteriore (aspetto evidente, oltre che nel film citato “La città incantata”, anche in “Porco Rosso”  “Il castello errante di Howl”) e alle varie fasi della vita, che rappresentano sempre differenti e ugualmente importanti momenti di crescita e di apprendimento nel percorso di tutti i suoi personaggi.

Profondamente contrario alla guerra, nei suoi film Miyazaki la presenta come “il male che incombe” e che può essere superato uscendo dalla logica dicotomica che presuppone vincitori e vinti, alleati e avversari (come in “Nausicaa nella valle del vento” e “Laputa castello nel cielo”).

Come per i libri, le pillole di carta, vi lascio con qualche assaggio… Prima un assaggio di Kiki (ci sono voluti più di 20 anni per portarlo nelle sale italiane!) e, successivamente, l’omaggio che Sky ha dedicato al regista in occasione dell’Oscar.

Un’ultima curiosità: il titolo dell’ultimo film di Hayao Miyazaki, Si alza il vento”, si rifà all’omonimo racconto dello scrittore e poeta Tatsuo Hori che, a sua volta, è stato ispirato dal verso del poeta Paul Valéry contenuto ne “Il cimitero marino”“Si alza il vento, bisogna tentare di vivere”/”Le vent se lève… II faut tenter de vivre!”… Personalmente io trovo che questa sia una bellissima ispirazione, e voi??

Buona visione!

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